
di Edoardo Abrate
BARBANIA - I piedi ben piantati per terra e gli occhi puntati sulle stelle. Sono due caratteristiche che sicuramente appartengono alla giovane Azzurra Demarie, brillante e preparata studentessa di ingegneria aerospaziale all’Università del Texas. Da sempre affascinata dall’universo, la 21enne, che vive negli Stati Uniti, ma che è nata e ha vissuto fino all’età di 10 anni a Barbania, in Canavese, è stata di recente premiata con il Brooke Owens Fellowship, uno dei massimi riconoscimenti negli Stati Uniti per studentesse universitarie che intendono avvicinarsi al settore dell’aeronautica e dello spazio.
Come è stato essere selezionata per questo premio? Quale emozioni hai provato alla consegna? «Da quanto ho sentito del Brooke Owens Fellowship mi ha sempre interessato parteciparvi. Il processo di selezione è stato abbastanza lungo, è iniziato già nello scorso ottobre. Erano richieste delle lettere di raccomandazione e mi sono commossa nel leggere le cose che dicevano su di me. Il Fellowship era incentrato sulla mia persona, su quello che avevo fatto,sulla mia storia, sui successi e anche i miei sbagli. Tutti facciamo degli errori nella vita e mi è piaciuto molto che per il premio questi non fossero visti come un problema, ma parte del processo di crescita. E’ stato molto divertente anche realizzare delle interviste con altre persone della compagnia SpaceX con cui la scorsa estate in California ho lavorato sulle capsule spaziali "dragon” che portano gli astronauti nello spazio. Essere premiata è stato fantastico. Non ho avuto bisogno di sembrare qualcun altra, far vedere di essere meglio di quanto fossi in realtà. Ho dovuto semplicemente mostrare me stessa e la mia vita, spiegandola bene. Ho cercato di farlo nel migliore modo possibile ed è stato bello ricevere così tanti apprezzamenti. E’ stato anche molto divertente confrontarsi parlando di ingegneria aerospaziale con chi probabilmente collaborerò nel futuro, capendo cosa mi aspetta nella mia carriera».
Non solo studio. Sappiamo che sei al lavoro su un progetto di un piccolo razzo, insieme ad altri studenti universitari e neo-laureati presso il Texas Rocket Engeenering Lab. Come è iniziata questa tua passione per lo spazio e il mondo dell’aeronautica spaziale? «Questa passione è iniziata lavorando presso il Texas Rocket Engeenering Lab. Nel mio primo anno di università ero ancora indecisa se fare ingegneria aerospaziale o studiare astronomia. Qui ho scoperto che l’astronomia è più matematica che scienza. Invece mi piace sempre avere un progetto che posso toccare. Voglio vedere il mio lavoro, voglio vederlo realizzato alla fine, e cosa succede in ogni fase. Per questo l’astronomia non era perfetta per me. Anche i miei hobby sono tutti “tattili”, come per esempio cucire. Nel secondo anno di università sono entrata in questo laboratorio e in un gruppo che faceva test su parti del nostro razzo spaziale e mi sono subito appassionata. Ero lì 10 ore al giorno anche il sabato. E’ stato il mio primo passo nell’industria aerospaziale. Adoro lavorare con la gente a questi progetti “hands on”: sei lì, con i tuoi colleghi, con le tue mani a mettere a posto, a far funzionare tutto, a sistemare e stoppare se non funziona per poi ricominciare. C’è un aspetto molto comunitario in questo. Anche se il vero inizio di questa mia passione è sicuramente legato a mia nonna che mi insegnava l’astronomia. Da bambina grazie a lei leggevo libri di astronomia. Ricordo di aver visto pure un paio di documentari sullo spazio, rimanendo subito colpita e interessata».
Vivi in Usa, studi nell’Università del Texas e questa estate sei stata in Florida per osservare da vicino le navicelle spaziali. Ma sei originaria di Barbania e del Canavese. Quale legame c’è con il nostro territorio canavesano? «Purtroppo non torno in Italia da tanti anni. Dal 2017, un bel po’. Ho però ancora la famiglia a Barbania ed è quello il mio legame col Canavese.Ci sono state tante occasioni in cui ho cercato di ritrovare parte delle mia cultura italiana in America. Per esempio, ho cercato gruppi di persone italiane che vivono negli States. Quando sapevo di ragazze che venivano a studiare dall'Italia negli Stati Uniti facevo attenzione e volevo conoscerle. Anche quest'estate a SpaceX ho conosciuto tante persone che erano originarie dell'Italia. Mi piace parlare italiano in ogni occasione possibile e tenermi vicina a questa parte della mia vita. E' importante per me fare parte, in qualche modo, della cultura italiana in America».
Il premio prestigioso appena ricevuto non è però un punto di arrivo ma di partenza per te. Che sogno c’è nel cassetto di Azzurra Demarie? «Lavorando nella comunità aerospaziale ci sono molte regole stringenti, ma questa estate facendo parte di un gruppo affiatato di ragazze che operano tutte per la stessa compagnia e progetto si poteva sempre parlare di tutto, anche dopo la giornata lavorativa. E’ stato bello sapere che c’era un team di altre ragazze come me su cui poter contare. Mi piacerebbe allargare ancora di più questo gruppo, conoscendo tutte le studentesse dell’Università. Il mio sogno futuro è proprio quello di dare il mio contributo per aumentare il numero di donne presenti nel mondo dell’ingegneria aerospaziale».










