VOLPIANO - Nato prima del tempo: la storia di Ilaria e del piccolo Cristian diventa una meravigliosa favola
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VOLPIANO - Si dice che un genitore possa affrontare il mondo intero con una mano, se con l’altra tiene stretta quella di suo figlio. Un aforisma che potrebbe essere la recensione perfetta per «Leonessa e il maniero dei Tin», il primo libro scritto dalla volpianese, Ilaria Gentile. E’ una favola speciale che sa raccontare anche ai grandi, attraverso le parole di una mamma coraggiosa, le emozioni e l’amore che hanno accompagnato la nascita e la crescita del suo piccolo Cristian, peso piuma di un chilo e mezzo scarsi affacciatosi con fretta e tenacia alla vita, sprezzante della pandemia, alla 28esima settimana.

Come è nata l'idea del libro? «Da un giorno all’altro – spiega Ilaria Gentile, che di professione fa l’assicuratrice - Quando è nato Cristian non ci sono stati fiocchi o palloncini, nessun attaccamento al seno, niente foto per i nonni o feste dagli amici. Era il 20 ottobre del 2020. Ricordo la folle corsa in ospedale, a Torino. Avevo avuto un’emorragia interna. Il parto naturale è stato sostituito da un lungo taglio dallo sterno al pube. Ma era l’unico modo per salvare lui e me stessa. Nei suoi primi due giorni di vita non ho potuto nemmeno vedere il bimbo. Anche dopo non è stato facile. Cristian era un esserino piccolo.  Avevamo paura che non ce la facesse. Però volevo ricordare tutti quei primi momenti con lui. Ogni suo movimento, il primo pannolino, ogni istante insieme. Così faceva però troppo male… tutti quei tubicini e l’ospedale. E allora ha preso forma l’idea della favola e del libro. Cristian è diventato un gigante, io e il papà ci siamo trasformati nelle pagine del racconto in una leonessa e in un lupo. I medici erano dei fantastici maghi».

Come è cambiata la vostra vita da quel giorno? «Oggi Cristian sta bene. Diciamo che la prematurità mi è stata schiaffata in faccia come un ceffone ben dato – continua Ilaria – Ci ha cambiato come persone. Abbiamo conosciuto un mondo diverso, quello delle terapie intensive neonatali, dove vivi anche la sofferenza degli altri, perché inevitabilmente i lettini sono vicini. La nostra forza, quella che ha tenuto a galla me e mio marito, è stata l’essere perfettamente complementari. Ci siamo sorretti e aiutati a vicenda. Abbiamo trovato un lato umano, affettuoso e accogliente nell’equipe medica del Maria Vittoria. A loro va un grande grazie. Ci hanno restituito la fiducia in quei momenti delicati. E’ stato un percorso, anche psicologico, lungo ma importante».

Quale messaggio vorresti trasmette con «Leonessa e il maniero dei Tin» ai genitori di oggi? «Questo racconto fantastico parla dei primi passi di mio figlio e dei miei passi e l’ho scritto con l’obiettivo di dire ai genitori che soffrono, impotenti di fronte al dolore dei loro bimbi: non siete soli. Da qualche parte c'è una mamma con gli occhi gonfi che vi capisce e che prega per il lieto fine. Specie adesso con la pandemia da Covid che peggiora tutto, è facile sentirsi incompresi o soli. Mi piace pensare che il mio libro possa alleviare e sollevare qualche persona che si trova a vivere quello che abbiamo passato».

Scrittrice, mamma... chi è Ilaria Gentile e quali sogni ci sono nel tuo cassetto (magari un altro libro)? «Scrivere mi è sempre piaciuto, l’ho sempre fatto. Tuttavia, sono solo una piccola mamma con un lavoro a tempo pieno, che ha avuto la forza di mettersi in gioco – conclude Ilaria Gentile – Il mio incubo si è trasformato in un sogno scrivendo il libro. Ed è stato Cristian a darmi la forza di realizzarlo».