
VALPERGA - Sabato scorso, 4 dicembre, al santuario di Belmonte si è tenuto un concerto del coro Artemusica, diretto da Debora Bria con l’accompagnamento al pianoforte di Carlo Beltramo. Un evento organizzato dal Comune di Valperga con il contributo del Consiglio regionale del Piemonte e dell’Unione montana Val Gallenca. Oltre al sindaco valperghese, Walter Sandretto, al presidente dell'Unione Montana, Piero Rolando Perino, hanno partecipato all'evento l'onorevole, Francesca Bonomo, e il consigliere regionale, Mauro Fava.
«L’evento ha rappresentato una prima tappa del percorso di rinascita del santuario, patrimonio del nostro territorio – spiega il consigliere regionale Mauro Fava – Il fatto che ultimamente non ci siano state notizie riguardo a questa vicenda non significa che sia stata dimenticata, tutt’altro. La Regione sta continuando a lavorare, di concerto con gli enti locali, per trovare la soluzione migliore che permetta il rilancio di un bene di grande valore storico, architettonico e religioso, in grado di rappresentare un importante volano di sviluppo turistico, e quindi economico, per quest’area del Canavese».
In questo senso il concerto di sabato ha avuto una valenza che va ben al di là del semplice evento musicale secondo Fava: « E’ stato un modo per riaccendere i riflettori sul santuario e per testimoniare l’attenzione con la quale stiamo affrontando la questione relativa alla proprietà dell’immobile e della sua futura destinazione, esplorando tutte le possibili alternative. Il problema di fondo non è solo legato all’acquisizione dell’immobile, ma al futuro che può avere: serve un progetto per garantirne la sostenibilità economica, perché non si trasformi in una cattedrale nel deserto».
«Certamente, sarebbe più vantaggioso poter contare sulla sicurezza rappresentata da una presenza religiosa stabile come lo è stato in passato - conclude il consigliere regionale, Mauro Fava - Alcuni discorsi in tal senso sono stati avviati negli anni scorsi, ma senza ancora un esito definitivo. Mi auguro che anche da questo punto di vista il santuario possa tornare a rappresentare quel simbolo per la comunità cristiana canavesana che è stato per secoli».











