
VALPERGA - Un applaudito concerto in una location speciale. Domenica 28 settembre 2025 la comunità di Valperga si è ritrovata nella chiesa di San Giorgio per celebrare la festa di Maria Liberatrice. L'evento ha unito spiritualità, storia e musica. L'appuntamento, guidato dal dottor Livio Frasca, presidente del sodalizio Gli Amici di San Giorgio, ha trasformato le antiche navate in uno spazio di emozioni condivise.
La giornata è iniziata con la Santa Messa celebrata da Don Federico, arricchita dalla prima comunione di un bambino peruviano: un gesto che ha toccato tutti e che ha simboleggiato l’apertura della comunità verso ogni cammino di fede. Nel pomeriggio, il concerto della Cantoria di Valperga ha richiamato circa cento persone. Non è stato un semplice evento musicale, ma un’esperienza collettiva: le voci del coro hanno accompagnato l’assemblea nel cammino dei discepoli di Emmaus, trasformando ogni canto in preghiera. Tra i momenti più intensi, l’esecuzione a cappella di «So che sei qui» ha suscitato una standing ovation. L’apertura è stata affidata a Maria Calvi di Coenzo, che ha letto un testo introduttivo di Giorgio Cortese.
«La musica a Valperga non è mai stata mero ornamento - spiega proprio Giorgio Cortese - la tradizione delle cantorie affonda le radici nei secoli, rafforzata dal lungo ministero di don Vincenzo Rubatto, parroco dal 1953 al 1993, che compose anche l’inno a Maria Liberatrice, tuttora eseguito a chiusura delle celebrazioni patronali. Oggi questa eredità vive grazie agli Amici di San Giorgio e alla direzione del maestro Davide Montin, che ha trasmesso ai cantori molto più della tecnica: la consapevolezza che il canto nato dal cuore diventa preghiera. Come diceva Sant’Agostino, “Chi canta, prega due volte”, e il concerto del 28 settembre lo ha reso tangibile. La millenaria chiesa di San Giorgio ha accolto voci e cuori in un’unica armonia, dimostrando come arte, fede e comunità possano continuare a camminare insieme, intrecciando passato e futuro, radici e speranze, in un canto che non smette mai di salire verso l’alto».












