
FAVRIA - Domenica 28 novembre la Filarmonica Favriese ha celebrato Santa Cecilia la loro Santa Patrona con una sfilata per le vie di Favria fino al Cimitero per rendere omaggio ai musici caduti e poi la Santa Messa, a seguire il pranzo conviviale. Quello che mi è piaciuto è stata la rappresentanza degli Alpini del Gruppo di Favria con il gagliardetto. Mi direte ma cosa hanno in comune la festa dei musici con gli Alpini? Il filo che li unisce sono 149 anni di storia del corpo degli Alpini fondato il 15 ottobre nel lontano 1872 da Vittorio Emanuele II a Napoli. Lungo questo tempo, quasi un secolo e mezzo di battaglie, guerre in trincea, reclutamenti in Italia, missioni all’estero. Ma la storia di questo corpo non può fare a meno di considerare una delle espressioni più belle che questi ha saputo partorire: il canto e la musica degli spartiti.
Gli Alpini sono originariamente gente di montagna: dal Piemonte fino al Friuli, passando anche per l’Abruzzo, e il reclutamento ha sempre reperito i soldati da zone di montagna, chiaramente soprattutto alpine. E qui il canto tipico era quello corale, piuttosto lento, senza strumenti. Questa è la tradizione canora da cui proviene il canto degli Alpini, che si è trasferita poi ai periodi di permanenza militare, sia in guerra che in pace. Pensate, abbiamo dei canti, come «Mamma mia vienimi incontro», che risale al 1896, anno della guerra italiana in Abissinia. È raro che ci sia un canto alpino nato tra gli Alpini: di solito sono canti popolari pre-esistenti adattati, soprattutto nel testo, alle situazioni che quei soldati si trovavano a vivere: in trincea, sotto attacco, in ritirata. È il caso, ad esempio, di «La si taglia i biondi capelli», canto antico che esisteva già in alcune regioni di montagna e faceva riferimento alla bella guerriera. Gli Alpini sono famosi per lo spirito di corpo, più di altre armate. Anche in questo gioca un ruolo chiave l’origine montanara e il carattere di questa gente: tranquillo, sobrio, abituato alle difficoltà del vivere, che ha forgiato lo Spirito Alpino. Questo modo di essere Alpini travalica i confini regionali, ed era indifferente se uno era piemontese, lombardo, veneto, abruzzese, trentino o friulano, l’unità era sempre la stessa.
Questa è una caratteristica che è rimasta in vita anche dopo: quante volte l’Associazione Nazionale Alpini corre dove c’è bisogno, terremoti, frane, alluvioni, mettendo a disposizione il proprio lavoro e le proprie attrezzature? È un aspetto che continua a sopravvivere, nonostante non ci sia più la leva obbligatoria e le reclute siano di meno: l’ANA ha migliaia di soci, tutti fieri di farne parte. Il canto Alpino come «Monte Canino», ora si trova in Slovenia, dove si è combattuta una dura battaglia nella Prima Guerra Mondiale, il canto però non parla di battaglie, ma di «quel lungo treno che andava al confine», cioè dell’avvicinamento delle truppe al fronte. Non c’è alcuna euforia guerresca, come c’è in tanti altri canti Alpini, non c’è alcuna retorica: c’è solo una grande accettazione di quella che era la situazione di questi soldati, chiamati a combattere e lasciare casa e famiglia per andare sul fronte. Sono strofe cariche di nostalgia, senza alcun tipo di enfasi guerresca. Ecco che la musica e i canti alpini diventano un segno e distintivo di appartenenza. Il canto alpino, nasce e si sviluppa con la coralità dei soldati, con la comune condivisione di sentimenti comunica l’appartenenza dei propri valori. Canti che parlano di natura, delle passioni, della morte, della guerra, nella quotidianità della vita. Teniamo presente che l’allegria e il dolore non sono monopolio esclusivo delle cantate alpine, ma abbracciano tutta la produzione musicale dall’origine dell’uomo e con i musici della Filarmonica Favriese, con il loro impegno diventa uno straordinario strumento di benessere per tutti noi. W i musici Favriesi evviva gli Alpini!












