
RONCO CANAVESE - E’ ufficialmente iniziata in questi giorni a Ronco Canavese una originale residenza d’artista dedicata al rame. Si tratta di un interessante progetto chiamato «Re-cuivre. Nuova creatività del rame in Valle Soana». Si svolge all’interno del bando «Territori in luce» della Fondazione Compagnia di San Paolo ed ha come partner principali proprio il Comune di Ronco Canavese e il Parco Nazionale Gran Paradiso.
«Questo progetto nasce dalla forte volontà condivisa tra Comune e Parco Nazionale Gran Paradiso di rimettere in moto e valorizzare l’antica fucina del rame di borgata Castellaro, che appartiene di diritto al patrimonio architettonico e culturale del paese e della Valle Soana – spiega il sindaco valligiano, Lorenzo Giacomino – Il complesso, caratterizzato dalla grande fucina per la lavorazione del rame, con annessi altiforni e carbonile, risale al 1675. E’ rimasto in funzione come opificio fino al 1952. Era la principale fonte di occupazione dell’epoca. La sua storia appartiene profondamente alla cultura valsoanina. Basti pensare ai “ruga” altrimenti detti “magnin”, abilissimi mastri ramai del posto. Il principale mestiere tradizionale della Valle Soana. Poi dismessa, la fucina negli anni ’90 è stata donata dal suo ultimo proprietario, la famiglia Magnino, al comune di Ronco Canavese».
E’ un luogo speciale; la testimonianza storica di un modo di lavorare sfruttando le risorse del luogo: acqua, minerali e legname. Ad inizio anni 2000 in accordo con il comune, il Parco Nazionale Gran Paradiso prese in gestione tutto il complesso e ne curò la ristrutturazione e l'allestimento interno realizzando, tra l'altro, un moderno laboratorio didattico con dotazione di audiovisivi ed una mostra di manufatti in rame realizzati dai calderai della Valle. «La fucina è così stata trasformata in eco-museo, rimasto operativo fino al 2005, quando è stato chiuso per motivi di sicurezza a causa di problemi strutturali – continua il primo cittadino di Ronco Canavese - Negli ultimi anni la struttura è stata sottoposta a nuovi e importanti lavori di ristrutturazione. Come Comune, abbiamo sempre garantito per esempio l’accesso alla borgata. Sono stati passi fondamentali per l’avvio della “fase 2”, con l’obiettivo di rimettere questo luogo nelle condizioni di riaprire come eco-museo. In questo senso, si è dato vita ad un interessante progetto “Scuola e territorio” rivolto alle scuole tecniche superiori del Canavese ed agli studenti degli indirizzi “Costruzioni, Ambiente e Territorio” e “Turismo”. L’obiettivo di fondo era di dare agli studenti del 25 Aprile di Cuorgnè e del Cena di Ivrea l’opportunità di pensare e progettare la rigenerazione proprio della borgata Castellaro e del centro storico del comune. L’iniziativa ha fatto centro: sono uscite proposte reali, concrete con uno sguardo a lungo termine, che ci hanno aiutato in questo percorso».
Dallo sviluppo della progettazione tecnica sulla rigenerazione della fucina alle visite guidate e giornate a porte aperte: sono le tappe di un processo che ha portato, cercando nuovi fondi e coinvolgendo anche gli altri comuni della Valle, a completare la mission della riapertura in pianta stabile dell’eco-museo. «Grazie al progetto finanziata da Compagnia di San Paolo sono in programma interventi materiali agli allestimenti esterni, ma non solo – puntualizza Lorenzo Giacomino – Abbiamo studiato le fucine di Bienno in Valcamonica e ripensato a come potrebbe essere rigenerata tutta la borgata. In questo filone si inserisce l’ultima iniziativa delle residenze d’artista. C’è stata una forte volontà di partecipazione di tutto il tessuto locale, inteso come Comune, associazionismo e persone, che si sono specializzate nella narrazione di questo luogo. Ci siamo avvalsi delle consulenze di professionisti, come gli architetti Corbellaro – già progettisti dell’Oasi Zegna nel Biellese, e della convenzione con Politecnico di Torino Dipartimento di Architettura e Design coordinato dal professor De Rossi. Vogliamo una borgata rigenerata, ma non un villaggio turistico. Un luogo che sia il cuore pulsante dell’economia di valle, quindi con attività pastorale e zootecnica, ma anche capace di dar vita ad una filiera di prodotti artigianali locali che abbiano tutte le loro fasi di realizzazione nel nostro territorio. Tutto questo, inevitabilmente, senza tralasciare il turismo. E’ stato e sarà fondamentale fare rete a livello istituzionale, unendo le forze con l’Unione Montana, Turismo Torino e Provincia, Coldiretti e altri importanti organizzazioni. Un grazie particolare lo rivolgo, infine, al Commissario Straordinario del Parco Nazionale Gran Paradiso, il dottor Italo Cerise, che ha preso a cuore e creduto fin da subito in questo progetto di riqualificazione dell’antica fucina del rame di Ronco».












