LEINI' - L'Anpi scende in piazza per dire «no» al fascismo - FOTO e VIDEO

LEINI’ - Nell’anniversario della Marcia su Roma (28 ottobre 1992-2022), per ricordare l’evento infausto che diede origine al fascismo, l’ANPI di Leini, giovedì sera, ha organizzato presidio davanti al palazzo comunale. Un momento per riflettere sul valore dell’antifascismo, così come ricordato dalle letture dei giovani e giovanissimi. Presenti, il Sindaco Renato Pittalis, gli assessori Carmela Masi e Mauro Caudana, i capogruppo consiliari Gabriella Leone, Francesco Faccilongo, Il Presidente della Consulta Giovanile Paolo Tommasone, il deputato Alessandro Giglio Vigna, il Vice presidente del Consiglio Regionale Daniele Valle e il Presidente provinciale ANPI Nino Boeti.

A fare gli onori di casa è stato Luca Conforti, presidente della sezione ANPI locale, che ha aperto la serata citando i versi della canzone «Libertà» di  Giorgio Gaber: «La libertà è la possibilità di partecipare, alla vita politica, sociale e culturale. Dalla marcia su Roma in poi la partecipazione a tutto quello che non fosse il fascismo è stata prima disincentivata, poi ostacolata e infine impedita con la violenza e la sopraffazione. Questa sera - continua Conforti - siamo liberi di partecipare o meno a questo momento. Possibilità data solo perché quei giorni bui sono stati superati. Si dice spesso che il fascismo ha fatto anche cose buone ma per quanto mi sforzi, non  ne riesco a trovarle». 

Sono poi intervenuti i capogruppo di minoranza Francesco Faccilongo (Progetto Leini) e Gabriella Leone (Uniti per Leini) che hanno evidenziato quanto sia importante continuare a ricordare quanto avvenuto come antidoto all’oggi: «Il ruolo dei democratici - afferma Faccilongo - è credere nei principi della democrazia. Oggi ci troviamo in una fase in cui chiudiamo un ciclo, quello dei grandi partiti che avevano un grande seguito perché rappresentavano le istanze dei loro elettori. Da decenni stravince il partito dell’astensionismo e questo rappresenta  un problema per una democrazia matura come la nostra».

«È giusto ricordare - rimarca Gabriella Leone - quell’evento drammatico con il quale iniziò il disastroso ventennio fascista. Ciò  avvenne per l’incapacità, l’ignavia e per l’opportunismo della classe politica di allora e della monarchia. Oggi, Benito Mussolini continua, in modo ambiguo, ad affascinare molti italiani che sottovalutano il nodo genetico della violenza fascista. Oggi, sentire parlare di difesa delle frontiere o di stranieri come  una minaccia  mi fa riflettere». Il vicepresidente del consiglio regionale Daniele Valle ha condannato ogni tipo di violenza: «Dobbiamo chiederci: quella del fascismo era una violenza irresistibile? La risposta è no. Drammaticamente no. Era una violenza a cui era possibile resistere anche facilmente. Fu resa possibile dalla connivenza delle istituzioni preposte a difendere lo stato liberale e dal consenso di buona parte del paese. Oggi - afferma Valle - tolleriamo ancora la violenza negli atteggiamenti e nei linguaggi che utilizziamo per portare avanti una battaglia politica. Qualunque azione, qualunque risultato politico, non si giustifica se alla sua base c’è la violenza».

Nel suo intervento il Sindaco Renato Pittalis sottolinea l’importanza dell'evento: «Il valore del ricordo in occasioni come questa è inestimabile perché aiuta le nuove generazioni a tenere bene a mente quelle che possono essere le conseguenze di determinate scelte o determinate non scelte. Il rischio che si corre è quello di minare la stabilità della nostra democrazia che si difende solo con la partecipazione. Noi dobbiamo trovare le parole e gli argomenti per parlare ai giovani, ricordandogli che la libertà non è scontata». Chiude la serata il durissimo intervento di Nino Boeti, presidente provinciale dell’ANPI, che nel suo intervento critica anche la nascita del primo governo di destra: «La marcia su Roma ha segnato in maniera indelebile la storia del nostro paese. Giolitti alla camera disse: “Un parlamento debole non ha voluto formare il governo e gli italiani se lo sono dati da sé”. Oggi, dopo le elezioni, gli italiani si sono dati un nuovo governo, guidato da una donna che in gioventù ha creduto negli ideali fascisti, ritenendo Mussolini un uomo di valore. L’ANPI - sottolinea - non è un partito e noi rispettiamo le scelte degli italiani e quelle che il nuovo governo ha fatto. Non possiamo però essere felici di un Presidente del Senato che ha dentro  casa sua il busto di Mussolini, un uomo che è stato responsabile del ventennio fascista e delle leggi razziali».
 
Boeti precisa anche la posizione dell’ANPI su alcuni punti programmatici del governo Meloni: «Diciamo fin da adesso che noi saremo contrari alle riforme costituzionali, saremo contrari al presidenzialismo che è contro la nostra Costituzione. Non siamo d’accordo con la flat tax e ci opporremo alla modifica dell’Art. 53 che recita: ogni cittadino concorre al mantenimento dei servizi che lo Stato offre in base al reddito di cui dispone. Non siamo d’accordo - conclude - a modificare l’Art.10 il quale prevede che chi non trova nel suo paese la possibilità di godere dei diritti civili ha diritto di cercarli in un altro posto del mondo. Non ci piace quindi quello che ha dichiarato il nuovo ministro dell’interno che vorrà vietare alle ONG, che battono bandiera di un paese straniero, l’accesso ai nostri porti».