
IVREA - Una pagina di storia a teatro. «Pazi snajper - Attenzione al cecchino», così si intitola il nuovo lavoro teatrale di Roberta Biagiarelli che vede la regia di Luca Bollero. In occasione del trentenario dell’assedio di Sarajevo, lo spettacolo mette in scena due vicende parallele che convergono in un mirino: la vita del cecchino, il protagonista che osserva dal mirino la quotidianità di una città sotto assedio, e la vita di un uomo e di una donna, Vladimiro ed Estragone, che passano il tempo ad inventarsi modi per sopravvivere.
«Lo spettacolo è basato su un meccanismo di alternanza in cui in alcune scene i due attori sono marito e moglie sotto assedio, quindi vittime, e in altre scene sono i cecchini. - ha spiegato Luca Bollero, registra dello spettacolo - Questo consente di vedere sia il punto di vista dell’essere umano rintanato, sia del cecchino che passa la giornata a sparare ai civli. L’intento era di capire la vita interiore sia del cecchino sia della coppia che vive sotto assedio per quattro anni».
«Rappresentare due azioni parallele a teatro non è facile - ha aggiunto poi Luca Bollero, che è anche scrittore - bisogna trovare la chiave giusta per ogni spettacolo, che consenta di passare da una situazione all’altra senza confondere lo spettatore. Non c’è una ricetta universale per farlo, bisogna provare, sperimentare e capire di volta in volta cosa funziona meglio. Il fattore più importante però è sicuramente la consapevolezza degli attori: devono avere ben chiaro cosa stanno raccontando. Senz’altro in questo spettacolo in particolare è stato importante il gioco di luci di Andrea Violato, accompagnato da una scenografia essenziale e versatile: con pochi spostamenti degli oggetti in scena siamo riusciti a cambiare mondo».
Nello spettacolo emerge in modo particolare la figura del cecchino, protagonista indiscusso con il suo mondo interiore che lo identifica come carnefice. L’idea nasce principalmente dai viaggi di Roberta Biagiarelli, ideatrice dello spettacolo, con cui Luca Bollero collabora da anni: «Roberta Biagiarelli e io ci siamo formati insieme come attori al laboratorio teatro Settimo e abbiamo lavorato insieme più di 25 ani fa, lei come atterrisce e io come regista. È da allora che lei fa uno spettacolo sull’assedio di Sarajevo e da quando ha iniziato a lavorarci ha fatto molti viaggi in Bosnia e molti progetti teatrali e sociali. Era da un po’ che avevamo deciso di tornare a lavorare insieme, lei in particolare voleva lavorare sulla figura del cecchino visto che è stata molto importante nell’assedio di Sarajevo. In questi 25 anni è entrata in contatto con molte persone che hanno avuto a che fare con i cecchini e ha raccolto materiale, quindi ci abbiamo lavorato».
Ma non sono solo i viaggi dell'autrice a rendere suggestiva la figura del cecchino. Gli scatti di Luigi Ottani, che hanno accompagnato la messa in scena, consentono di guardare la Sarajevo di oggi tramite il mirino mostrando allo spettatore la prospettiva del cecchino di 30 anni fa: «Lo spettacolo è collegato al progetto del fotografo Luigi Ottani - ha raccontato il regista - che verrà esposto ad Ivrea dal 14 al 16 dicembre. Luigi è andato a Sarajevo e ha ritrovato postazioni dei cecchini delle guerra di Sarajevo, alcune ancora intatte, e da queste ha fotografato la visuale sulla piazza e poi le ha stampate con dei mirini. Lui ci ha aiutato con alcune delle sue foto proiettate nello spettacolo in cui il mirino conta molto».
«È uno spettacolo che pur lavorando su tematiche dure - conclude Luca Bollero - ha dei risvolti di leggerezza e ironia che permettono all’uomo di tirare avanti in situazioni disperate. Abbiamo rappresentato la vita quotidiana di una coppia sotto assedio che tiene vivi interessi, relazioni e sogni, due persone che combattono per resistere umanamente con cultura, sensibilità e curiosità». Lo spettacolo verrà rappresentato mercoledì 14 dicembre alle ore 20:45 al teatro Giacosa di Ivrea.









