IVREA - Gli studenti di Infermieristica al lavoro al Carnevale: un successo il progetto con la Cri - FOTO
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IVREA - L’assistenza infermieristica è il frutto di una dura preparazione e richiede passione, dedizione, impegno e umanità. E’, come diceva Florence Nightingale, fondatrice delle scienze infermieristiche moderne, «una delle belle arti. Anzi, la più bella delle arti belle». Lo hanno dimostrato gli allievi dell’Università di Infermieristica di Ivrea.

Mercoledì 4 marzo 2026, all’Officina H, in via Montenavale, si è svolto un interessante incontro dedicato alla presentazione del progetto realizzato in collaborazione con la Croce Rossa Italiana in occasione del Carnevale di Ivrea. La conferenza ha visto protagonisti gli studenti del terzo anno del corso di laurea in Infermieristica. Nell’occasione, sono stati illustrati gli obiettivi, le modalità operative, i risultati e il valore formativo e sociale dell’iniziativa. Il progetto è stato un successo e ha rappresentato un’importante opportunità di crescita professionale per i 14 ragazzi e ragazze coinvolti e un significativo servizio per il territorio.

Alla presenza dei rappresentanti dell’Università, il direttore Diego Targhetta Dur e i docenti Roberta Sturaro e Valentina Caffarelli, e di Sacha Pellone, referente della Cri eporediese, gli studenti hanno raccontato la loro esperienza sul campo, al servizio della comunità nei caotici giorni di una manifestazione unica nel suo genere. «Ero in forza al punto medico avanzato – ha spiegato Mattia Birocco – E’ stato molto interessante vedere la gestione del paziente traumatico, ma non solo. Abbiamo trattato diversi casi durante quella giornata. E’ stata un’iniziativa arricchente, che, in un’ottica professionale futura, farà la differenza come bagaglio d’esperienza». Mariachiara Succo ha aggiunto: Mi è piaciuto molto vedermi parte di un’equipe e osservare sul campo il lavoro che viene svolto tra infermieri, medici e volontari durante la gestione delle emergenze in un grande evento come il Carnevale d’Ivrea. Non mi sono sentita messa da parte, siamo stati supportati e abbiamo ricevuto consigli preziosi. Senza dubbio abbiamo imparato tanto sulla nostra professione». Per qualcuno è stata una novità in assoluto: «Non ero mai stata al Carnevale di Ivrea – ha sottolineato Martina Cirivello – C’è, dietro un evento simile, un’organizzazione straordinaria. Ho fatto parte per due giorni delle “squadre a piedi”. E’ stato importante avere la possibilità di collaborare attivamente con gli infermieri affiancatori del progetto e sentirsi coinvolti in un lavoro in equipe».

E’ stata una bella esperienza e sinergia perfetta: «Nel gruppo in cui ho collaborato - ha raccontato Valentina Bruson – non si sentiva il “dislivello” dei componenti del team. Anche se studentessa sono stata coinvolta nelle attività: in 20 minuti abbiamo trattato anche 15 bambini, quando abbiam operato vicino alla piazzetta di tiro dei ragazzi. Abbiamo imparato ad empatizzare sia con i bimbi che con i genitori inevitabilmente preoccupati per i loro figli. La tranquillità che mi hanno trasmesso i colleghi di equipe è stata fondamentale nell’aiutarmi a superare le titubanze iniziali ed è andato tutto bene». Stesso punto di vista per Serena Cardamone: «Vedere una manifestazione grande come il Carnevale di Ivrea sotto l’espetto dell’emergenza-urgenza è stato importante per noi. All’inizio ero un po’ impaurita, non sapevo cosa aspettarmi. Invece, sono rimasta piacevolmente colpita soprattutto dalle persone con cui ho lavorato e collaborato. Mi hanno coinvolta e fatta sentire partecipe. Mi hanno consigliata e insegnato a ragionare anche in situazioni d’emergenza. E’ un’esperienza che consiglio a tutti e che credo sia fondamentale nel percorso di studi di infermieristica».

«Sono partita anche io un po’ impaurita, vista l’inesperienza nell’ambito del soccorso infermieristico sul campo – ha detto Francesca Lasagna - Tutti gli infermieri affiancatori e i componenti della Croce Rossa ci hanno aiutato tantissimo, fin dall’accoglienza. E’ stato veramente un lavoro di squadra in un rapporto quasi alla pari. E’ stato interessante lavorare con infermieri che arrivavano da contesti diversi e da regioni differenti. E’ stato stimolante anche dal punto di vista degli sbocchi lavorativi una volta conclusa l’Università». «Confermo quanto detto dai mie compagni di corso. Sono subito stata accolta nella squadra nel migliore dei modi – ha ribadito Isabel Magnemateda – Mi sono sentita parte integrante di un team operativo. E’ stato interessante vedere, durante gli interventi, come funziona l’assistenza infermieristica fuori dal contesto ospedaliero». «Sono stata impegnata il sabato sera – Vittoria Genisio – All’inizio ero un po’ spaventata da cosa avrei dovuto affrontare, ma mi hanno aiutata subito a superare ogni incertezza iniziale. Mi è piaciuto molto sperimentare l’utilizzo dei nuovi device e strumenti medici che avevamo a disposizione e vedere come il team, con velocità e precisione, si è adattato rapidamente ai nuovi protocolli introdotti quest’anno al Carnevale». «Mi sono sentita accolta ed è stata un’esperienza formativa importante – ha concluso Sofia Gaddò – Spero che questo progetto venga ripetuto anche in futuro».

«Questa esperienza, realizzata in collaborazione con la Croce Rossa di Ivrea, ha permesso ai nostri studenti di vedere da vicino e sul campo come un grande evento viene gestito e che organizzazione c’è dietro. Oggi è importante la collaborazione con il territorio e le associazioni di volontariato, che sono una forza motrice importante nell’identificare i bisogni della comunità per poi dare risposte concrete – è il bilancio finale tracciato dalle docenti Roberta Sturaro e Valentina Caffarelli – Questo progetto è stata un’opportunità di crescita per i nostri studenti dimostrando che il Canavese e l’eporediese cono aree ricche di bisogni ma anche di opportunità per il loro futuro lavorativo». «Ringrazio i ragazzi per essersi messi in gioco – ha commentato Sacha Pellone della Cri di Ivrea – Sicuramente è stata un’occasione unica. Il Carnevale di Ivrea ha una complessità e caratteristiche speciali. Collaborare in questo contesto per i giovani studenti è stato quindi un banco di prova importante e anche stimolante. Il bilancio è stato molto positivo. Fare rete è fondamentale. L’unione di tutte le risorse, dalla scuola al terzo settore passando per l’impresa, è cruciale. La spinta innovativa dei giovani unita all’esperienza di chi sul territorio già c’è, inoltre, è un valore aggiunto e può creare grandi opportunità di cui ne beneficia tutta la comunità. Spero che questa collaborazione si estenda e continui anche in futuro». «Per noi è fondamentale che si forma qui sappia riconoscere il potenziale della comunità. Per far ritornare poi alla comunità un servizio di qualità – ha chiosato il direttore il direttore Diego Targhetta Dur - E’ un arco nobile e virtuoso perché non basta più essere, oggi, professionisti abili ad agire in ospedale. E’ tardivo e a volte neanche risolutivo. Occorre sapersi collocare in ogni ambito nel quale c’è bisogno delle competenze di un infermiere. Per questo da qui a maggio avremo ancora altri momenti, oltre all’open day, in cui ci racconteremo come Università. Luglio con le nuove immatricolazioni è vicino. Purtroppo, a fronte di un bisogno sempre più forte di infermieri non si registra un altrettanto forte adesione ai corsi. Noi siamo pronti a fare la nostra parte: in questi quasi 20 anni abbiamo formato quasi 700 laureati. Sono numeri che raccontano di un patrimonio di un collettività robusto e continuativo». (Ha collaborato all’articolo la studentessa del corso di infermieristica dell’Università di Ivrea, Ramona Molinario)