
CUORGNE’ - C’è un angolo di Canavese che è un luogo dove si educa con l’esempio all’attenzione, solidarietà, inclusione e all’emancipazione e dignità sociale dando priorità in modo concreto agli ultimi. Questo spazio si trova a Cuorgnè, nel cuore del centro storico, in piazza Pinelli, e si chiama «Ratatù». Si tratta del primo emporio solidale del nostro territorio. E’ stato inaugurato sabato scorso, 25 settembre 2021, alla presenza del sindaco del paese, Giuseppe Pezzetto, e di altri amministratori locali. E' stato realizzato riqualificando per fini sociali quella che era una vecchia ferramenta da tempo dismessa.
Si è così concretizzato un progetto di comunità che nasce da bisogni reali e dall’ascolto e coinvolge cittadini, istituzioni, imprese e associazioni. Il taglio del nastro ha messo il punto esclamativo sul progetto «Emporio Ratatù, dall'orto alla spesa solidale» finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in collaborazione con la Regione Piemonte. Vede coinvolta un’ampia rete di soggetti del terzo settore (Associazione la Tartaruga, Semi Onlus, Conaltriocchi, Mastropietro, Cooperativa Andirivieni, Farfalo' APS, Cavoli Nostri, Il Mutamento ) e amministrazioni pubbliche ( CISS 38, Comuni di Castellamonte, Cuorgnè, Salassa, Feletto, San Ponso e Valperga).
L’emporio è un segno di accoglienza e aiuto per persone e famiglie colpite da un impoverimento spesso repentino e inaspettato, una situazione delicata sempre più frequente dopo la pandemia. Tramite una tessera a scalare su cui viene caricato un budget punti periodico, attribuito in base alle concrete necessità, i beneficiari (soggetti deboli seguiti dai centri di ascolto della zona) potranno entrare da Ratatù e scegliere di persona i prodotti (frutta, verdura, pane, latticini, carne) che preferiscono e di cui hanno più bisogno. L'emporio sarà aperto al lunedì, dalle 14 alle 16, e il mercoledì e venerdì dalle 15 alle 17. Al suo interno opereranno i volontari delle associazioni che hanno aderito al progetto. Grazie all'App «No spreco», realizzata da «Conaltriocchi» di Valperga, i commercianti e i produttori canavesani potranno segnalare le eccedenze di prodotti invenduti o di prossima scadenza che intendono donare a Ratatù, che potrà contare pure sulla frutta e verdura fresca degli orti sociali nati a Castellamonte, Cuorgnè e Feletto.
Una spesa che fa bene, in tutti i sensi, come ha sottolineato Pierluigi Dovis di Caritas: «Questo emporio solidale è un modo concreto per coltivare la resilienza delle persone. Sono tre gli aspetti da evidenziare: la connessione stretta tra il lavoro e la vera solidarietà per il bene comune; il fatto che questo progetto sia stato realizzato insieme da diversi enti e associazioni e che si tratta del frutto di un’azione solidale di grande respiro».
«Indossare la fascia oggi, forse per l’ultima volta in questa mia avventura da sindaco, mi riempe davvero d’orgoglio – ha detto Giuseppe Pezzetto – Con parecchie delle associazioni che hanno partecipato a questo progetto abbiamo collaborato in questi 10 anni di amministrazione, cercando di unire e condividere e questo credo abbia portato dei frutti. Siamo purtroppo ancora all’interno di una delle più grandi crisi economiche del dopo guerra e in questo ultimo periodo, a causa dell’emergenza da Covid, queste situazioni critiche si sono accentuate. Per questo il mio grazie di cuore va a quei sodalizi che in questi ultimi due anni hanno collaborato con le istituzioni risultando fondamentali con le loro iniziative per la tenuta sociale anche della nostra piccola comunità. Mi fa inoltre piacere che i frutti dell’orto sociale che abbiamo recuperato a Cuorgnè faranno parte di questa iniziativa». «In un momento in cui bisogna avere strumenti nuovi per rispondere a esigenze e bisogni crescenti, Ratatù è un progetto importante – ha commentato Nicoletta Bellin di Ciss 38 – L’emporio può essere considerato un minimarket del fresco della solidarietà a chilometro zero. Parola “solidarietà” che oggi tutti usano ma a cui poi va data concretezza come fa questa iniziativa per contrastare un sistema che tende ad escludere più che integrare. La parola d’ordine deve essere invece dignità personale, come sottolineato da Nizzia di La Tartaruga».












