CUORGNE' - Consegnato a Luciano Ronchetto il Bugia nen dell'anno

CUORGNE' - Sabato 3 luglio nella sala Auditorium dell’ex Manifattura di via Ivrea a Cuorgnè è stato consegnato a Luciano Ronchetto il Bugia-nen dell’anno, rappresentato da un’opera ceramica realizzata dall’artista Maria Teresa Rosa. Organizzato dalla Lega Spi Cgil Alto Canavese con il patrocinio della città di Cuorgnè, il prestigioso riconoscimento va con merito ad un uomo che ha difeso e sostenuto i valori e i diritti del mondo del lavoro dagli anni ’50 fino alla pensione. La manifestazione si è svolta alla presenza di Alfredo Ghella responsabile dello Spi Cgil alto canavesano, Sergio Perino, segretario Spi Cgil di Milano, Mimmo Vazzana, segretario provinciale Spi Cgil di Torino, Luigi Bellotto, già segretario Spi Cgil Alto Canavese, Giuseppe Mantovan, segretario regionale Spi Cgil e Enrica Vialfrè, segretaria Generale Camera del Lavoro di Torino. Hanno preso parte all’evento anche il sindaco del paese delle due torri, Giuseppe Pezzetto, il consigliere regionale, Alberto Avetta, la segretaria del circolo PD Alto Canavese, Simona Appino, e molti amministratori del territorio, tra Bruno Riva ed Enrica Caretto, rispettivamente primi cittadini di Pont e Castelnuovo Nigra, Alessandro Musso, Patrizia Addis, Davide Pieruccini, Vanni Crisapulli, Carmelo Russo Testagrossa.

«E’ da fine gennaio di quest’anno che dopo quasi 60 anni la Cgil con l’importante scelta della Camera del Lavoro di Torino ha di nuovo una sua presenza organizzativa e confederale in alto Canavese oltre che nell’eporediese – ha detto Angelica Liotine, responsabile della Cgil alto Canavese – E’ per me motivo di grande orgoglio, ma sento tutto il peso della responsabilità e della sua storia. La persona di Luciano Ronchetto rappresenta i momenti più difficili, quelli degli anni ’50, dove i compagni come “Ciano” erano sottoposti ad ogni tipo di critica e di attacco da parte di una certa classe imprenditoriale molto chiusa e indisponibile. Nello stesso tempo, con altre imprenditorie e persino nei confronti di questi seppero, proprio grazie alla loro autorità, conquistarsi rispetto e fiducia. Seppero inoltre dimostrare tutto il valore del mondo del lavoro e della sua dignità. Ronchetto rappresenta anche i momenti più importanti, quasi esaltanti alla fine anni ’60, della grande avanzata del mondo del lavoro, con grandi conquiste di diritti a partire dallo “Statuto” e dalla possibilità di fare assemblee dentro le fabbriche. Luciano fu protagonista di quella stagione, sempre accompagnata dal senso di responsabilità e rispetto per tutti, dai datori di lavoro alle istituzioni. In un periodo in cui mancava la figura del funzionario di categoria lui è riuscito a rappresentare tutti ii lavoratori. E se io sono qui a parlare e dirvi che qui la Cgil è forte e presente insieme allo SPi e a tutte le sue categorie è grazie ai compagni come Luciano che seppero tenere duro nei momenti difficili e costruire, nei momenti più facili, un futuro per il mondo del lavoro».

«Inizierei con un motto. Quello di ieri era “tutti per uno”. Per Ciano invece, bisogna dire che era “uno per tutti” – ha detto Luigi Bellotto – Luciano nasce nel 1931. La sua gioventù è attraversata dalla fine del periodo fascista, all’inizio della guerra civili che coinvolge le famiglie italiane con la lotta Partigiana per la Liberazione e la nascita della Repubblica Italiana e gli inizi della ricostruzione del nostro Paese. Fu dura per tutti. Cuorgnè però era già una cittadina industriale con molte aziende e realtà artigianali. Ci sono certe vele con tanti rattoppi colorati, cuciti con dello spago, che resistono alle peggiori intemperie e tempeste: così è il cuore di Luciano, è invincibile perché è rimasto puro. In lui i lavoratori hanno trovato il rappresentante onesto e coerente, che cercavano. Ha iniziato a lavorare a 16 anni, nel 1947, nella ditta di Coha Alessandro che ci occupava di manutenzioni. Nel maggio del ’50 viene assunto alla Botto dove si trova a tornire cuscinetti per motori a scoppio. Fu testimone del “coatto” che esisteva nei confronti degli operai, pertanto era difficilissimo trovare una persona disponibile a fare il rappresentante sindacale. In questo clima come delegato aziendale Luciano fu il rappresentante ideale in difesa dei principi del e sul lavoro. Correva l’anno 1956 e questo impegno lo ha svolto con determinazione senza interruzione fino a quando andò in pensione. Seppur riconosciuto il più combattivo e intransigente dal punto di vista politico e sindacale, era da tutti rispettato per la sua onestà intellettuale. La sua forza l’ha sempre attinta dai compagni di fabbrica anche nei momenti più difficili. Il rispetto per le persone e per le altre organizzazioni sindacali erano per lui “nelle cose”. Soleva dire che le persone non si misurano per la tessera che hanno in tasca. Il confronto era sincero ed era una crescita culturale reciproca che si identificava e radicava nel movimento culturale operaio di allora. Ronchetto credeva in quello che faceva e non era mai banale. Sapeva anche fare un passo o due indietro se necessario, senza paura di passare per un perdente. Ha sempre guardato avanti, sapendo che nessuno ti regala niente. Ci ha insegnato che democrazia è uguale a libertà dallo sfruttamento sulle e delle persone».