CUORGNE' - Aspettando il Giorno della Memoria: Lidia Maksymowicz ospite in Trinità - FOTO

CUORGNE’ - Questa mattina, sabato 22 gennaio, la ex chiesa della Santissima Trinità di Cuorgnè ha aperto le sue porte per ospitare Lidia Maskymowicz, che ha presentato il libro «La bambina che non sapeva odiare» scritto con Paolo Rodari. All’iniziativa hanno partecipato il sindaco cuorgnatese, Giovanna Cresto, diversi amministratori comunali del paese, il presidente dell’Unione Montana Val Gallenca, Piero Rolando Perino, Gian Marco Altieri, maresciallo capo e comandante dei carabinieri di Cuorgnè, e il comandante della compagnia dei Carabinieri di Ivrea, il capitano Manuel Grasso. Durante l’evento il segretario dell’Anpi delle due torri Aldo Fenoglio e Valentina Rizzi dell’Anpi provinciale e regionale hanno consegnato a Lidia Maksymowicz la tessera di socio ad honorem dall’Anpi di Cuorgnè.

«La storia di Lidia Maksymowicz ci tocca il cuore – ha commentato emozionata il sindaco, Giovanna Cresto – Nel conoscerla ho pensato che mai titolo fu più azzeccato di quello del libro e del docufilm: la bambina che non sapeva odiare. Poi è cresciuta ed è diventata una donna che non sapeva odiare. La sua vicenda è quella di un’infanzia rubata e, lo dico da mamma, posso solo immaginare cosa ha provato la sua madre cercandola di orfanotrofio in orfanotrofio, di Nazione in Nazione e poi finalmente l’ha ritrovata con una grandissima gioia. Quello che lei e altri bambini hanno passato nel campo di Auschwitz non è nemmeno definibile con le parole. Ma lei ce l’ha fatta insegnandoci l’importanza del ricordare. Altrimenti non impareremo nulla e le cose non cambieranno mai. Invece, è proprio grazie a persone come Lidia che possiamo diventare esseri umani, ciò che non è stato chi ha inflitto a lei e agli altri bimbi dei campi di concentramento quelle crudeltà inenarrabili di cui abbiamo parlato».

«La mia storia è il simbolo della vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio – ha spiegato Lidia Maksymowicz - Il mio libro è il coronamento del lavoro di tante persone. Un impulso determinante a scriverlo è stato l'incontro con il Papa che ha baciato il numero di deportata che ho tatuato sul braccio. Un gesto non dedicato a me ma a tutti i bambini morti nel campo di concentramento. Dopo questo incontro sono giunta alla conclusione che c'era bisogno di un libro che parlasse dei bambini prigionieri nei campi. È arrivato il momento di far sentire anche la loro voce. Purtroppo ora osserviamo rinascita di movimenti nazionalisti. Dobbiamo fare di tutto perché non si ripetano più odio e discriminazione e quello successo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il mio libro è un monito su questo ed è rivolto soprattutto ai giovani».

«La storia di Lidia sa di miracolo – ha aggiunto Linuccia Amore, comandante della Polizia municipale – C’è un detto irlandese che dice: se vuoi scrivere un ode sulla vita devi prima parlare della morte. E Maksymowicz questo ha fatto, portandoci la sua toccante testimonianza ha fatto un inno alla vita. Ha attraversato mille atrocità ma ha scelto la luce ed  è tornata alla vita». «E’ un emozione incontrare Lidia Maksymowicz – ha detto Aldo Fenoglio – La sua presenza assume un importante ancora maggiore per Cuorgnè, medaglia d’argento al Valor militare per l’alto tributo offerto da popolazione e formazioni partigiane nella Resistenza. Lei, come i nostri partigiani, come Renzo Savio che è qui oggi, sono testimoni di quello che è stato e non deve più essere e purtroppo oggi si tende purtroppo a dimenticare o modificare. Tocca a noi portare avanti, come moderne staffette, la loro testimonianza ed esempio alle nuove generazioni».