
CASTELLAMONTE - Le creazioni e le opere degli studenti canavesani per ricordare la figura e gli insegnamenti di Marcello Martini, un «gigante della memoria» come lo ha giustamente definito l'assessore alla cultura castellamontese, Claudio Bethaz. Questa mattina, giovedì 27 gennaio 2022, al Centro Congressi Martinetti si è svolta l'inaugurazione della mostra dedicata a Marcello Martini: partigiano e deportato che è mancato all’età di 89 anni il 14 agosto 2019 nella sua casa di Castellamonte.
L'iniziativa è stata promossa in occasione del Giorno della Memoria dall'Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Castellamonte, in collaborazione con la sede castellamontese dell’Istituto di Istruzione Superiore XXV Aprile Faccio e dell’Istituto Comprensivo di Castellamonte, oltre che con il Patrocinio del Comune. Al taglio del nastro hanno partecipato il sindaco, Pasquale Mazza, gli assessori, Claudio Bethaz e Patrizia Addis, il capogruppo di maggioranza, Alessandro Musso, i dirigenti scolastici, Antonietta Mastrocinque e Daniele Vallino, il presidente dell'Anpi locale, Mauro Rovetto, insieme ad alunni e docenti delle scuole cittadine.
«Ringrazio l'Anpi e le scuole per aver organzizato questa bella mostra dedicata a Marcello Martini, cittadino onorario di Castellamonte - ha commentato il primo cittadino e consigliere metropolitano, Pasquale Mazza - Queste manifestazioni hanno un senso nel momento in cui si riesce a tradamandare degli insegnamenti importanti ai giovani, che sono il nostro futuro. E' nostro e loro compito fare si che, come diceva Marcello Martini, quello che è successo non si ripeta mai più. Quegli orrori e l'odio e la discriminazione che li hanno generati non devono mai più tornare alla ribalta, anche sotto altre deprecabili forme».
Odio violenza e vendetta sono tre parole che vorrei cancellare perché degradano l'animo umano, aveva detto Martini il giorno in cui in sala consiliare a palazzo Antonelli aveva ricevuto la cittadinanza onorario di Castellamonte. Un messaggio che ha colpito gli studenti castellamontese, che hanno dato vita ad una serie di opere emozionanti che rubano l'occhio e spingono i visitatori a riflettere su quanto di terribile accaduto. «Marcello, come voleva essere chiamato, ha saputo fare memoria in modo speciale, rendendo attuali e trasmettendo ai giovani quegli importanti insegnamenti che aveva ricevuto da aver vissuto l'esperienza di deportato - ha aggiunto Mauro Rovetto - Il suo insegnamento principale è riassumibile nelle parole del poeta tedesco Bertold Brecht: “E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo! Il popolo lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancora fecondo"».
«Marcello Martini - hanno ricordato la figlia Alessandre e la moglie Mariella - ha iniziato il suo cammino di testimone della memoria con gli studenti delle scuole. Raccontare la sua storia, rivivere quei ricordi era per lui doloroso ma ha trovato una così grande rispondenza nei ragazzi soprattutto nei più piccoli che ha capito di avere il dovere di testimoniare. Non solo perché non accadda mai più, ma per dare voce a tutte le vittime dell'Olocausto».












