CASTELLAMONTE - Poesia, scuola in pandemia e progetti futuri: la scrittrice Piera Giordano si racconta
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CASTELLAMONTE - È iniziato tutto da una maestra delle elementari di origine tedesca che suggerì ai propri studenti di tenere un quadernetto su cui trascrivere le parole sconosciute; da quella prima strana parola «ciangottare», la scrittrice e poetessa Piera Giordano scopre così il piacere della scrittura e la passione per le parole curiose, che tutt’oggi trascrive ancora su innumerevoli quadernetti. Proprio la «magia» di queste parole, ha accompagnato Giordano dalla prosa verso la sua prima passione: la poesia.

Cos’è per lei la poesia e come nasce questa sua passione? «La poesia è stata la mia prima passione; grazie alla scuola e ai miei insegnanti del liceo ho scoperto questo amore per i poeti che da allora hanno accompagnato le varie fasi della mia vita. Crescendo c’è stato poi un avvicinamento anche alla poesia scritta da donne, come Pozzi, Rosselli, Merini, Plath, Szymborska e attualmente anche la vincitrice del Nobel Louise Glück. Spesso però quando si ammira qualcosa nasce anche il desiderio di provarla, così iniziai a scrivere ciò che sentivo: la poesia è diventata per me un modo per guardare il mondo esterno ma anche uno sguardo interiore che mi permette di ascoltare emozioni e sentimenti; cerco sempre infatti di mettere nelle mie poesie immagini che nascono da situazioni esterne e concrete ma anche da una situazione interiore. Questo sguardo poi diventa voce e parole che creano reti che mettono in comunicazione pezzi di realtà; ecco, la poesia è sguardo e voce tramite la parola ma anche dare un senso attraverso l’esperienza con i sensi».

«Vorrei essere come sono», il suo primo romanzo, parla di un’esperienza che ha vissuto in prima persona come insegnante? «Dopo aver scritto in prima persona ciò che provavo, ho sentito l’esigenza di scrivere un romanzo che mi desse la possibilità di dare voce ad un altro personaggio al di fuori di me, Linda appunto. Lei è un personaggio inventato che nasce sicuramente da elementi, sguardi e comportamenti che ho visto anche nei miei allievi; come scrivo nelle note del libro, “ho conosciuto adolescenti ribelli, ascoltato testimonianze di giovani donne vittime di violenza e letto di Pin, giovane protagonista del Sentiero dei nidi di ragno di Calvino, che si sente sperduto nel mondo dei grandi”. La vicenda di Linda è inventata ma nonostante questo mi è capitato spesso di incontrare, durante le presentazioni del libro, mamme e ragazze che si sono riconosciute in questa storia».

Ha parlato dei suoi alunni: ha un bel rapporto con loro? Li sente particolarmente vicini? «Scuola vuol dire stare insieme, è una relazione per cui si vuole bene ai propri studenti, c’è affetto: in loro vedo rispecchiata la me stessa ragazzina ma vedo anche la fatica del crescere, del formarsi, l’impegno per lo studio e attraverso lo studio il definire se stessi. L’aula è un luogo importante per relazionarsi, permette il confronto, la mediazione e la collaborazione ma nascono anche amicizie, conflitti e dinamiche: si fa cittadinanza attiva. Il lavoro dell’insegnante è bello proprio per questo continuo dialogo con loro con un coinvolgimento e una passione che mi fanno sentire sempre giovane.» Conclude sorridendo: «Sì, voglio bene ai miei studenti».

Tra una chiacchiera e l’altra è nata anche un’importante riflessione sui giovani e sulla situazione di oggi: «È un periodo difficile per voi ragazzi che state crescendo, la pandemia (vivere 2 anni segregati in casa e mediare tutto col computer) vi ha portato a chiudervi in voi stessi, alla paura per la salute e al pensiero della morte che ritorna anche con l’attuale guerra. Sono esperienze che ti fanno crescere e ti danno una consapevolezza che di solito si acquisisce col tempo, ti porta a riflettere, suscitano sensazioni di paura, angoscia, incertezza, disagio e preoccupazione. In classe tutte queste sensazioni le rivedo nei miei ragazzi; sono impauriti, fragili, con un senso di precarietà, angoscia, passività e rassegnazione nell’essere travolti da questa realtà e nel non poter incidere su questa nuova realtà. Anche se dall’altra parte alcuni ragazzi mantengono una certa vivacità e voglia di scoprire e di agire; da una situazione difficoltosa emerge la forza per reagire e ritrovare un nuovo equilibrio».

Progetti futuri? Ha qualche nuovo libro in uscita? «Il 22 marzo terrò la prima presentazione della mia raccolta di poesie “Il tuo volto disegna il mio”, presentato al concorso “I Murazzi” di Torino per la poesia inedita e pubblicato a gennaio da Genesi Editrice. La presentazione si terrà alla biblioteca Cascinette di Ivrea con la partecipazione della psicologa, psicoterapeuta e poetessa Patrizia Camedda. Il 24 marzo invece sarò a Villa Filanda a Cuorgnè in compagnia della poetessa Silvia Rosa, scrittrice della prefazione. Questo libro è una raccolta di 92 poesie dedicate a mia nonna in cui tratteggio la sua figura e rivivo la nostra relazione, il confronto con lei e i ricordi, sulle tracce di me stessa. Il discorso vuole aprirsi anche all’esperienza dei lettori in modo che possano rispecchiarsi e ritrovare esperienze, affetti ed emozioni della propria vita e ricordi: mi piacerebbe che queste poesie facessero riemergere ricordi di ognuno». Parlando invece di un possibile secondo romanzo: «Dopo le grandi soddisfazioni del primo romanzo (primo posto al concorso internazionale di poesia e narrativa “Europa in versi 2017”), mi piacerebbe scriverne un secondo ma non ho ancora trovato il tempo tra il mio lavoro come insegnante e le presentazioni del libro, c’è un’idea vaga in cantiere ma spero di trovare tempo per concretizzarla». (Matilde Laise)