CASTELLAMONTE - Sport, ricordo e solidarietà: strepitoso successo per il «Mamma Ale» - FOTO

CASTELLAMONTE - Con la manifestazione «Mamma Ale» è tornata la voglia di vivere. Le parole pronunciate dall’arciprete castellamontese, don Angelo Bianchi, descrivono alla perfezione la buona riuscita dell’iniziativa «Mamma Ale». L'oratorio La Rotonda, dopo gli anni di stop per la pandemia, è tornato ad ospitare un evento unico, simbolo di amicizia, divertimento, condivisione e allegria. Il modo migliore per ricordare Alessandra Voster, giovane mamma improvvisamente scomparsa nel 2013. Il Memorial, che ha visto anche la visita del calciatore di serie A Mattia Aramu, ha fatto centro grazie all’affiatato staff degli organizzatori, coordinato alla perfezione da Vincenzo Parla e da don Angelo Bianchi. 

«Abbiamo vissuto un tempo di pandemia che sembrava non finisse mai – ha commentato don Angelo Bianchi - Questi lunghi, lunghi mesi sono stati difficili per tutti a partire dagli anziani, che si sono visti togliere gli ultimi respiri della loro vita, lontani dagli affetti di chi li amava in un assordante silenzio e trapassati nella solitudine senza una mano da stringere o una carezza confortante. Sono stati difficili per quelli di mezza età; per i giovani che sono stati isolati dagli amici, dagli abbracci, dal gioco, persino dalla scuola a volte tanto odiata, rinchiusi nelle loro abitazioni con stanchi visi e occhi arrossati per il troppo tempo passato davanti ai nuovi mezzi di comunicazione».

«Ma i più colpiti da questa pandemia, sono stati i bambini a cui era difficile spiegare perché dovevano stare in casa, non potevano più giocare in cortile con gli amichetti e compagni di scuola e giocare liberamente in parchi giochi, nei prati vicini a casa sentendosi dire: non devi abbracciare nessuno. Quel tempo sembra lontano e speriamo finito, cancellato dalla nostra memoria. Ora si ricomincia a vivere».

«Tutti immaginano che “Mamma Ale” sia stato solo calcio e pallavolo o le migliaia di persone passate in Oratorio, ma il vero miracolo non è stato questo. Non sono state le partite o i tuffi in piscina, il vero miracolo è stato ritrovarci assieme, sentire le urla dei grandi e dei piccoli, bere assieme all’aria aperta una birra, ritornare alla normalità, guardarsi negli occhi e riconoscersi senza più essere uomini, donne, bambini, giovani irriconoscibili perché protetti da mascherine. Tutto il resto è passato in secondo piano, un tradizionale appuntamento, con migliaia di persone ritornati ad essere umani. Tanta festa tanto gioco, vero anche tanto rumore, ma credo che dopo anni di silenzio opprimente non abbia disturbato nessuno».

Il torneo lo hanno vinto nella pallavolo la squadra «Sempre noi», nel calcetto over 40 i Castellamonte boys, i Do Re Mi Fa Gol nella categoria 2011-2010, però il «Mamma Ale», come già negli anni passati, non è stato solo gioco: «E’ stato memoria, ricordo di una giovane mamma che troppo presto ha lasciato la sua famiglia, ed infine nel divertimento è sempre stato solidarietà – ha aggiunto don Angelo - Quest’anno la solidarietà è più tangibile. Il ricavato della manifestazione, detratte le spese vive, sarebbe servito a rifare il campo da calcetto, ormai distrutto dalle centinaia di partite che i nostri giovani hanno in questi 10 anni giocato. Tuttavia, oggi c’è una guerra, una nazione sovrana che ha invaso un'altra nazione sovrana. Questa guerra ha distrutto e continua a distruggere case, fabbriche, ospedali, tutto ove giunge la violenza della guerra è distruzione, devastazione, morte, civili inermi, trucidati e lasciati a terra, tra questi molti bambini, giovani mamme rimaste vedove e bambini rimasti orfani e senza protezione. Da molto tempo pensavo di essere chiamato io, in nome della mia fede, altri in nome della loro umanità e sensibilità, ad accogliere alcuni bambini orfani. Accoglierli però non basta bisogna anche accompagnarli, che è il lavoro più importante, per prepararli a suo tempo, a tornare nei loro paesi. La loro vita non sarà facile, e noi non dobbiamo far credere a loro che la vita è un libro dei sogni».


Proprio in questi giorni, infatti, l’oratorio di Castellamonte ha aperto le sue porte ad una trentina di orfani di Mariupol: «Quando l’associazione Memoria Viva ci ha chiesto se volevamo accogliere dei bimbi e adolescenti orfani, non c’è stato bisogno di pensarci, la risposta è stata sì – ha concluso don Angelo Bianchi - grazie ad un imprenditore della zona abbiamo in 6 ore trasformato la palestra dell’oratorio in tante camerette a due letti e ospitato trenta orfani. Gli organizzatori di Mamma Ale hanno detto: il campo da calcetto può aspettare, il ricavato della festa va al mantenimento degli orfani di Mariupol. I semplici parrocchiani si sono subito mossi: chi lava la biancheria, chi sostiene con contributi economici… hanno, in poche ore, portato lenzuola e federe, asciugamani, c’è stato chi ha comprato magliette e scarpe. Un giro di solidarietà che nessuno si aspettava. L’associazione La Memoria Viva prepara colazione e cena e si è resa disponibile con altri sodalizi a far conoscere il territorio a questi adolescenti. Il Comune ha messo a disposizione un contributo e alcuni assessori la loro esperienza. Concludo con una scena per me commovente: la premiazione, rumorosa allegra con grida e battiti di mani, mentre i ragazzi ricevevano il loro trofeo dalle mani di Lele e della figlia Anna Paola che di certo poco ricorda di mamma Ale, ma di certo sappia, che ci sono persone che passano in questo mondo come delle meteore senza lasciare segno e altre che passano e lasciano un segno. Grazie Mamma Ale, al prossimo anno».