
CASTELLAMONTE - A volte la storia quella con la lettera «s» maiuscola si mescola ai ricordi di infanzia e riacquista valore e importanza nello specchiarsi negli eventi e nei personaggi che hanno scandito e animato la vita di un piccolo paese. Nelle pagine di «Il fischio di Cardillu», il primo romanzo di Enzo Sapia, non c’è solo il racconto di una famiglia calabrese degli anni ’50. Tra le righe del libro si ritrova tutta l’Italia a cavallo tra la Seconda guerra mondiale e gli anni Sessanta del secolo scorso: una Nazione fragile ma animata da grandi speranze di nuove libertà e di emancipazione individuale e collettiva. Il libro sarà presentato, insieme a «Le galline non mangiano la camomilla», scritto da Luciano Boero, nella serata di venerdì 15 marzo alle ore 21 al centro Congressi Martinetti.
«Mi sono fatto le ossa collaborando per più di 10 anni, in qualità di corrispondente, con un noto settimanale locale, il Risveglio Popolare, e faccio attualmente parte della redazione della rivista “I Quaderni di Terra Mia” – racconta Enzo Sapia, insegnante elementare in pensione – La voglia di scrivere, quindi, l’ho sempre avuta e curata nel tempo. Da piccolo, mi piaceva inventare delle storie, rifacendomi ai fumetti dell’epoca come Black Macigno e Capitan Miki. Inoltre, ero, anche su suggerimento del mio maestro delle elementari, Oscar Grandinetti, un assiduo frequentatore della biblioteca del mio paese».
Come nasce l’idea di «Il fischio di Cardillu»? «Ho iniziato a scrivere il libro tra marzo e aprile del 2023 e l’ho completato in un paio di mesi, verso settembre. Ho voluto raccontare attraverso la storia della mia famiglia, di mio papà e dei miei zii come si viveva in quegli anni difficili. Oggi, quando leggo che le persone non vogliono andare a lavorare di sabato o domenica, mi viene sempre in mente mio padre, che avrebbe fatto qualunque mestiere pur di portare a casa uno stipendio a fine mese. Tra l’altro noi non ci potevamo neanche lamentare perché avevamo dei terreni da coltivare. Cosa che ci permetteva di mettere qualcosa sempre in tavola. Nel racconto c’è tutto questo e non solo. Parlo per esempio della riforma agraria di quegli anni, fatta da Fausto Gullo, che era del mio paese ed era chiamato il “Ministro dei contadini" per il suo impegno contro il latifondismo. Nel libro c'è anche una storia di brigantaggio che si ricollega alla famiglia Gullo e che vede come protagonisti il bandito Pietro Monaco e sua moglie Maria Oliverio detta Ciccilla, che è stata la più famosa brigantessa della Calabria».
«Il titolo del romanzo – aggiunge Enzo Sapia – viene da mio nonno che era carrettiere. Modulava il fischio per dare gli ordini e i comandi ai muli. Sentendo quel suono, la gente e i compaesani hanno iniziato a dire “Francesco, o meglio Francisco, fischia come un “cardillu”, che è il cardellino. Quel soprannome è rimasto legato alla nostra famiglia Sapia. I miei figli sono tornati in visita nelle nostre terre di recente e nel chiedere indicazioni stradali li hanno riconosciuti come i parenti di Peppinu "Cardillu". L’Italia è cambiata molto, la vita va avanti e la società si trasforma – puntualizza l’autore castellamontese – Oggi abbiamo un benessere diverso, abbiamo i supermercati, la tecnologia, andiamo al mare in vacanza, cosa che io da giovane non mi potevo permettere, ma mi chiedo: si vive meglio adesso? Dal punto di vista materiale sicuramente sì, ma dal punto di vista umano e civile, secondo me, si sono persi certi valori importanti. In alcuni passaggi del libro, nei quali faccio dialogare le persone, si notano tutte queste differenze. Si aveva forse poco, ma quel poco non lo si andava a rubare agli altri. Le porte di casa erano sempre aperte e si socializzava in modo diverso. Racconto nel libro pure tutti i giochi che tenevano impegnati noi giovani all’epoca. Stavamo tutto il giorno fuori, all’aria aperta. La vera delusione era quando i genitori ci chiamavano per tornare a casa».
«Un ringraziamento particolare lo voglio fare, soprattutto, a mia moglie e ai miei figli, che mi hanno spronato a scrivere “Il fischio di Cardillu” – conclude Enzo Sapia - Questo romanzo nasce proprio da quei racconti che loro mi chiedevano. A un certo punto mi hanno detto: perché non li metti per iscritto così da lasciarli a memoria futura. Mi hanno scritto persino dei parenti dal Canada, che leggeranno il libro per sapere delle loro origini e di come vivevano i loro antenati. Sono molto importanti, per questo, anche le magnifiche foto pubblicate nel volume e tratte dall’archivio fotografico dell’amico Celestino Donato, mentre il bellissimo disegno in quarta di copertina è di mio nipote di 10 anni, Niccolò Silotto».










