
CASTELLAMONTE - Un prevosto dal cuore d’oro, che con coraggio salvò, durante la seconda guerra mondiale, un’intera famiglia dalle persecuzioni nazifasciste. Un gesto eroico che, a distanza di 80 anni, è stato doverosamente riconosciuto con il recente inserimento tra i «Giusti fra le Nazioni» a Gerusalemme di don Stefano Cossavella, ex parroco di Muriaglio sulle colline del Canavese. Il riconoscimento è arrivato nelle scorse settimane dell’Ente per la memoria della Shoah.
I protagonisti di questa storia sono un sacerdote e un giovane ufficiale. Le vicende sono avvenute a Castellamonte nella primavera del 1945 e sono state raccontate in un passato numero di Canavèis, rivista semestrale di natura, arte, storia e tradizioni del Canavese e delle Valli di Lanzo edita da Baima e Ronchetti, da Mauro Rovetto dell'Anpi: «Il sacerdote, che corrisponde alla persona di don Stefano Cossavella, prevosto di Muriaglio, nato Bollengo il 26 agosto 1885 e morto (in povertà ed umiltà cristiana) a Muriaglio, alla vigilia degli ottant’anni, il 1° luglio 1965, sopravvive solamente nel ricordo dei familiari e nella memoria dei suoi parrocchiani di Muriaglio che hanno ampiamente superato i cinquant’anni. Il tenente Sergio Morello, nato a Casale Monferrato il 18 giugno 1922 e morto ad Ozegna il 2 maggio 1945, la città di Castellamonte l’ha invece commemorato intitolandogli il viale alberato che conduce all’ex stazione ferroviaria».
I fatti che uniscono il destino di questi due uomini sono contenuti nalla lettera che il fratello di Sergio Morello, Armando, medico a Casale Monferrato, ha indirizzato nel 1965 alla rubrica Specchio dei tempi del quotidiano «La Stampa»: «Perseguitato e ricercato, nel settembre ‘43 capitai a Muriaglio colla mia famiglia; don Cossavella ci accolse e sistemò in parrocchia — esponendosi a gravissimo rischio — con amore, affetto e assoluta dedizione. Ci difese da ogni pericolo, arrivando a costruire in casa un rifugio sicuro, inaccessibile. Stemmo con Lui oltre venti mesi, durante i quali affrontò i vari rastrellamenti con fermezza, coraggio e abnegazione, per difendere i suoi parrocchiani, per proteggere me e la mia famiglia. Alla fine di aprile del ‘45 l’orda barbara di nazisti in fuga attraverso il Piemonte raggiunse Ozegna e Castellamonte: qui catturarono ed uccisero mio fratello, tenente Sergio, che di Castellamonte liberata aveva preso il comando. Don Cossavella fu tra i primi ad affrontare i nazisti per cercare di ricuperare i poveri resti di Sergio; e, poiché le belve inferocite non davano il permesso di traslare la salma a Muriaglio, Egli attese la notte, e con alcuni fedeli amici, la trafugò e la trasportò in parrocchia dove allestì la camera ardente. Mente elevatissima, dotato di immensa cultura, sensibile alle più alte manifestazioni dello spirito, aiutò tutti i sofferenti che si rivolsero a Lui, perché la sofferenza del mondo era la sua sofferenza. Visse poverissimo, umile, francescano. Molto vorrei ancora dire di Lui: questo sia sufficiente; un piccolo doveroso cenno, un modesto fiore di riconoscenza da parte di chi ha avuto la somma ventura, nel momento più disperato della sua vita, di trovare un secondo Padre».
Proprio questa missiva, insieme ad altre ricerche sulla storia di famiglia, compiute con l’aiuto tra gli altri dello storico Fabrizi Meni e dell’Anpi di Castellamonte da Davide, nipote del dottor Armando Morello, hann omesso in moto nel 2020 la macchina per il riconoscimento del religioso castellamotnese tra i «Giusti fra le Nazioni» a Gerusalemme. (nella foto tratta da Canavèis: il prevosto, negli anni sessanta, con le bambine della Prima Comunione nella piazza della chiesa di Muriaglio)











