
CANDIA - Sono state collocate in via Cesare Battisti (dietro il castello) le quattro tessere metalliche proposte e realizzate dall'artista candiese Gianni Depaoli. Le opere sono state donate al Comune e posizionate in prossimità di tombini di raccolta acque, proprio per sollecitare l'attenzione verso il rispetto e la salvaguardia dell'ambiente. L'attenzione sull’inquinamento dei mari ha sempre visto Depaoli protagonista, tramite le sue innumerevoli opere di attenta e sapiente provocazione.
«Durante le mie frequentazioni museali ed espositive nei paesi europei ho notato che in alcune regioni particolarmente attente all’ambiente, sono iniziate a comparire alcune targhe vicino ai tombini che recitavano questa frase: The sea begins here – la mer commence ici… Visto che la mia arte si rivolge prevalentemente alla denuncia del degrado ambientale e sociale, ho pensato che dovevo assolutamente “importare” questa massima, per la mia comunità – spiega l’artista - Ecco quindi inserito un altro piccolo tassello per la salvaguardia del nostro ecosistema. Amo definire le mie opere “constatazioni” e non denunce in quanto tutti noi, con un po’ di attenzione ci possiamo rendere conto di cosa sia nocivo al nostro Pianeta».
Gianni Depaoli è un artista materico. E’ nato a Ivrea il 04 marzo 1961. Lavora a Candia Canavese in un ex magazzino frigorifero ribattezzato Museo Menotrenta, ex celle frigorifere oggi sale espositive.
Dal 2007 realizza mostre e installazioni sul tema del degrado ambientale e sociale, iniziative sostenute da musei e da enti istituzionali note con il nome di «Mare Nero» museo di Bergamo, «Allarme Ambiente» museo di Scienze Genova, Rossomare GAM Genova, Biennale Italia-Cina, Biennale Venezia Padiglione Italia, GAM Roma, 54° Biennale Internazionale d’ Arte di Venezia Padiglione Italia, «Hope» Sala Trasparenza Regione Piemonte. Vince a Paratissima Best N.I.C.E. Artist 2020. Finalista Exibart Prize 2020 e 2021 e premiato alla Biennale di Arte a Montecarlo, 2°classificato Premio Firenze-europa. Finalista Premio YICCA, 59° Biennale di Venezia padiglione Grenada. Utilizza inchiostri e pelli di cefalopodi trattati con aghi d’acciaio e bisturi: un’indagine sulla materia nobilitata dai cromatofori dove la pelle è il dato estetico primario.












