
CANAVESE - E' uscito nei cinema il film «La Gioia», liberamente ispirato alla triste e drammatica storia della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte. Lo abbiamo visto nei primi giorni di programmazione in Canavese, anche sollecitati dalle numerose prese di posizione dei nostri lettori. Ecco cosa ne è venuto fuori...
«Puntuali come un gol preso dal Torino (ho Paleari al fantacalcio, ndr), venerdì 20 febbraio 2026 la redazione di Quotidiano Canavese si è schierata al Cinema Margherita di Cuorgnè per assistere alla "prima" proiezione, nelle sale cinematografiche del nostro territorio, del film «La Gioia» del regista, Nicolangelo Gelormini. C'era curiosità per la pellicola che, come tutti sanno, trae spunto da una storia realmente accaduta: l'omicidio di Gloria Rosboch, professoressa di Castellamonte assassinata il 13 gennaio 2016 dall'ex allievo Gabriele Defilippi e dal complice Roberto Obert.
E' bene subito dire che il film non è, anche (fortunatamente) dal punto di vista della durata, «La corazzata Potemkin» di Fantozziana memoria. Se fosse una pagella scolastica degli anni '80, sarebbe «si impegna, ma potrebbe fare molto di più». Pur non avendo grande ritmo, «La Gioia» scivola via facile, come una stone sulla pista di curling. Lineare, senza intoppi, quasi senza disturbare lo spettatore. Il film non giudica, non banalizza, non manca di rispetto. E' molto piemontese, proprio come certi dialoghi (sottotitolati, roba che «Gomorra» levate proprio) tra Gioia e la madre, mestamente ridotta a un ruolo molto marginale nel lungometraggio.
Alla voce note dolenti è impossibile non menzionare alcuni pesanti vuoti narrativi, rispetto alla vera vicenda. Il regista, Nicolangelo Gelormini, ha scelto di raccontare questa storia soprattutto attraverso gli occhi del suo personaggio principale: la professoressa di francese innamorata perdutamente dell'allievo. Ci sta. E' ispirato a... e non è un docufilm. Ok. Chiuderemmo un occhio, senza correre il rischio di appisolarci sulla poltrona del cinema, se non fosse per il rovescio della medaglia: la natura distruttiva (e non solo auto-distruttiva) e oscura di Alexis emerge nettamente tardi, nell'ultima parte del film. Uno "sconto" di cui ne avremmo fatto volentieri a meno. Last but not least, ci sono gli attori. La prova di Valeria Golino. Nascosta dietro un paio di maxi occhiali e maglioni con una taglia di troppo e colori improbabili, regala un'interpretazione fisica, degna di nota, ma che non arriva, completamente, al cuore. Meglio fanno Saul Nanni (ottimo nelle trasformazioni di look) e Jasmine Trinca, loro sì impeccabili e credibili, soprattutto nel dare sostanza e forma all'ambiguo, pericoloso e inquietante rapporto madre e figlio. Voto: due stelline e mezza su 5. (Edo)
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Ispirato ad uno spettacolo teatrale (a sua volta ispirato alla storia di Gloria Rosboch), il film «La Gioia» ripercorre i mesi precedenti al delitto della professoressa di Castellamonte e lo fa senza scivolare nel banale o nel già visto. E' una storia psicologica, più che altro, che tutto sommato si lascia guardare, pur sapendo alla perfezione come andrà a finire. Nomi, ruoli, mestieri, location: è tutto volutamente modificato. C'è giusto un accenno verbale (due volte) e un cartello stradale che indicano Rivarolo.
Chi si aspetta più collegamenti con il Canavese rimarrà probabilmente deluso. Per non scadere nel racconto poliziesco di quel che è stato, il film finisce un minuto dopo il delitto. Scelta saggia: tutto quello che è venuto dopo, in fondo, è cosa nota. Meno facile da raccontare, per certi versi, e probabilmente poco noto al pubblico extra-canavesano, quello che è successo prima, ovvero il lungo «lavoro» ai fianchi dell'ex allievo Alexis per carpire la fiducia della professoressa.
Il film si concentra proprio su questo e non sempre il racconto è davvero efficace. Nel complesso è buona la prova attoriale, anche se alcuni personaggi comprimari non trovano il giusto spazio. Si poteva osare di più. Voto: due stelline e mezza su 5. (Ale)








