
CANAVESE - Molti cinema non riapriranno questa settimana e molto probabilmente bisognerà aspettare ancora diverso tempo. Nonostante un'indagine dell'Agis basata sui dati pervenuti dalle Asl dimostri i pochissimi contagi avvenuti nel breve periodo di riaperture, i cinema sono stati a lungo ignorati. Non se ne è parlato a lungo ai "piani alti", praticamente finché cinema e teatri non hanno cominciato a protestare attivamente per vedersi dare come minimo una risposta. Che non è arrivata.
«Una cosa com'è capitata ad agosto non vorrei ripeterla», così ci dice Niccolò Tomelleri, gestore della multisala Ambra di Valperga riferendosi agli ingenti investimenti e sforzi logistici per garantire sanificazione e distanziamento, messi in atto per vedersi poi richiudere un mese dopo (nulla, per i tempi cinematografici). Come dar loro torto, il cinema è un settore che ha bisogno di garanzie e una continuità lavorativa nel tempo.
Aggiunge Alain, proiezionista del cinema Boaro di Ivrea (uno dei primi cinema italiani) che un distributore non saprebbe nemmeno come fare a distribuire un film in alcune regioni sì e in altre no; questo oltre al fatto che le produzioni sono ferme, e quindi cosa vuoi proiettare. Ci racconta Alain che per riaprire preferiscono aspettare un «compromesso più sostenibile» o addirittura l'auspicio dell'avanzamento della campagna vaccinale. Non possiamo biasimare questa chiusura dettata da certezze troppo scarse, in un anno in cui già i conti sono da panico.
Niccolò del cinema Ambra aggiunge che se dovesse badare solo ai conti avrebbe chiuso da un pezzo, il motore di tutto come sempre è solo la grande passione di una persona convinta (a ragione) di fare un lavoro bellissimo e irrinunciabile. L'anno dei cinema è stato molto buio, e sebbene si intraveda una luce in fondo al tunnel, la strada da percorrere per raggiungerla è ancora lunga, tortuosa e piena di imprevisti.











