BUROLO - «Mi ero persa»: la toccante poesia affissa in sala consiglio
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BUROLO -  Le parole, secondo un antico aforisma, sono quella forza invisibile che ci permettono stupirci della bellezza del mondo, anche in un momento delicato come questo a causa della pandemia. Si tratta un sentimento trasmesso della parole dei versi di «Mi ero persa». La poesia di Maria Teresa Chechile ha toccato i cuori dei canavesani ed è stata affissa in sala consiliare a Burolo.

«Abbiamo ricevuto qualche tempo fa un invito a leggere una poesia scritta da chi ha vissuto,e vive ancora, la lotta impari al virus in prima linea – spiegano dal Comune - Questi versi vogliono essere testimonianza e memento del nostro tempo di pandemia. La poesia scritta dalla Signora Chechile Maria Teresa, infermiera e poetessa con all'attivo numerosi riconoscimenti, anche istituzionali e di prestigio, vuole essere quel connubio indissolubile tra cura del corpo e cura dell'anima».

«La poesia è entrata in ospedale e ha accarezzato, abbracciato le solitudini e la tristezza calata nei nostri cuori per un virus che ancora ci lascia sospesi. Il compito principale della medicina narrativa è quello di curare quegli aspetti di fragilità umana e che solo la poesia può cogliere, cercando di dare risposte o di trovarne».

«La poesia “Mi ero persa" ha colto, attraverso l'osservazione della stagionalità -la primavera- quell'aspetto peculiare e tipico del rifiorire e tornare a nuova vita – ha aggiunto il sindaco Franco Cominetto - Il senso della vita è come una primavera che traendo da quel perdersi trova sempre forza e coraggio nel ritrovarsi. Sempre.  È con questo intento e in quel cammino comune che l’Amministrazione del Comune di Burolo ha accolto la poesia ed ha deciso di appenderla nella sala consiliare in segno di condivisione e gratitudine immensa per chi continua ad operare per il bene e la salute di tutti».