BASSO CANAVESE - Inaugurate le 4 panchine rosse realizzate dai ragazzi del gruppo Hope - FOTO

BARONE-ORIO-CANDIA-MONTALENGHE - Ricordare, riflettere e prevenire per porre fine alla violenza sulle donne. Sabato 18 settembre, in quattro comuni del basso Canavese (Montalenghe, Orio, Barone e Candia) si è svolta l’attesa inaugurazione delle «panchine rosse» intitolate a Chiara Poggi (26 anni), Monica Diliberto (27 anni), Yara Gambirasio (13 anni) e Giulia Garattini (21 anni): tutte vittime di femminicidio.

L’iniziativa è stata organizzata dai ragazzi canavesani del gruppo «Hope», ben coordinati dalla catechista Cinzia e in collaborazione con gli oratori di Candia Canavese, Orio, Barone e Montalenghe e l’associazione «Punto a Capo» – Centro antiviolenza di Chivasso. Al taglio del nastro delle 4 panchine rosse hanno partecipato i sindaci e gli amministratori comunali del territorio.

«La violenza sulle donne è la punta di un iceberg con la base molto grossa. Ogni tre giorni si verifica un femminicidio. In Italia da inizio anno sono 53 le donne uccise – ha detto Lina Borghesio, presidente dell’associazione «Punto a Capo» – Centro antiviolenza di Chivasso – In tutto il mondo, se uno nasce uomo ha un percorso, se si è donna se ne ha un altro: vuol dire dover lottare molto di più per affermare i propri diritti, la propria diversità, che invece di essere ricchezza diventa un incubo. Ed è proprio in questa situazione generale che affonda le sue radici il problema della violenza di genere. La violenza, che è fisica ma anche psicologica, sulle donne è purtroppo un treno che viaggia su due binari: rapporti interpersonali malati e “consenso sociale”, come dimostra il fatto che certi episodi accadano soprattutto nei piccoli centri, dove sembra più impensabile ci siano uomini maltrattanti. Abbiamo oggi più che mai, quindi, una grande responsabilità: non chiudere gli occhi, fare attenzione  e comprendere che nessuno è esente da questo fenomeno».