
AGLIE’ - Storia semiseria o semitragica di una rivoluzione tecnologica promessa. Si tratta di «Ho(a)xygen» il nuovo romanzo di Renzo Revello, edito da Atene del Canavese. Calcio, uomini e macchina: ecco il «tridente» che dà forma e sostanza alle pagine di un libro che con la sua scrittura scorrevole appassiona e coinvolge il lettore rapito da una originale vicenda, fatta di capitoli che si aprono con i fondamentali del football, appresi in academy sportive internazionali, e si chiudono citando una grande canzone: sport e musica che si combinano con l’innovazione.
«Renzo Revello racconta la storia di uomini affaccendati attorno alla Macchina, che annunzia una rivoluzione globale: tecnologica, energetica, economica e culturale – scrive nella prefazione del libro Dario Rei, professore universitario alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Torino - La macchina come messia promesso, che via via si rivela profeta disarmato e disarmante. Sul piano della scrittura, la combinazione fra qualcosa di molto greve, materiale, fisico (come intervenire “in modo definitivo” sul ciclo dell'energia) e qualcosa di molto astratto, immateriale, virtuale (come giocare con la finanza, l'immagine, il postindustriale della globalizzazione) produce effetti narrativi paradossali. Vengono in mente certe pagine di Ottiero Ottieri, per la fabbrica (tra l'altro, Olivetti) o di Stefano Benni, con la sua derisione della retorica dell'innovazione, che occulta “normali” furberie. E non mancano momenti di vera ilarità, grazie all'utilizzo serioso del gergo manageriale, dei suoi tormentoni e stilemi, che hanno nel calcio un paradigma metaforico onnipresente».
Canavesano da sempre, l’autore, Renzo Revello, è born in the ‘50s, come una grande canzone dei Police. E come la canzone, dietro ad una facciata leggera ed accattivante, custodisce una preziosa sensibilità. Ha lavorato in contesti internazionali con responsabilità in ambito industriale, commerciale e sportivo, interessato a numeri e persone, a contenuti ed immagine. Come ama dire, con grande fortuna ha potuto incontrare persone diverse in luoghi diversi, dall’archistar al campione di sport, dal busker londinese al contadino con cui condividere pensieri per l’orto. Prendendo un po’ da tutti, come diceva Bowie «I’m a mixer». Con lo sport e la musica a fare da fil-rouge, e una spruzzata di cinismo ogni tanto, a bilanciare grande ottimismo e impegno nel sociale in ambiti diversi, sorridendo.








