
La Comital di Volpiano era un’azienda che occupava ben 110 lavoratori nel settore dell’allumino e di cui il Tribunale di Ivrea ha dichiarato il fallimento. I giudici avevano rigettato l’ipotesi di continuità produttiva che avrebbe mantenuto parzialmente in attività l’azienda. Successivamente alla dichiarazione del tribunale, i curatori fallimentari si sono impegnati a ricomporre i fattori della produzione in maniera tale da riuscire ad arrivare a un bando di gara per la vendita di Comital e Lamalù, altra azienda fallita. Purtroppo, pur essendoci state delle manifestazioni di interesse, queste non si sono tradotte in offerte concrete.
Nel frattempo, si era tenuta un’assemblea pubblica davanti ai cancelli della fabbrica dove era presente anche il vicesindaco della Città metropolitana di Torino, Marco Marocco, insieme a sindaci, istituzioni locali e parlamentari piemontesi che hanno cercato di mantenere alta l’attenzione sul caso, visto che i lavoratori si sono ritrovati senza la tutela degli ammortizzatori sociali. Un obiettivo parzialmente raggiunto dato che la Fondazione don Mario Operti, il comune di Volpiano e l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro hanno deciso di avviare il progetto “sostegno ai lavoratori in difficoltà economica” istituendo un fondo per poter erogare prestiti attraverso la partnership di un istituto di credito.
Data la gravità della situazione si era chiesto un carico di responsabilità per il Governo e un intervento del Ministro del lavoro, Luigi Di Maio, che aveva assicurato una soluzione positiva al caso promettendo la cassa integrazione per i lavoratori. Dopo un summit decisivo a Roma nel mese di dicembre, l’accordo promesso è stato raggiunto: azienda e sindacati si al ministero del lavoro hanno sottoscritto l'accordo per la cassa che scatterà il primo gennaio.








