
Qualcuno ha cercato di dare fuoco alla villetta di via Trento a Volpiano, confiscata alla 'ndrangheta e un tempo dimora del boss Pasquale Marando. E' successo prima di Natale. L'abitazione, disabitata dal 1993, era stata sottratta a Marando nel corso di una vasta operazione contro la criminalità organizzata. Prima ancora dell'assassinio dell'uomo, avvenuto a Platì, nell'ambito di una faida famigliare, nel gennaio del 2002.
Ignoti hanno aperto il cancello esterno e hanno appiccato il fuoco alla porta dell'ingresso utilizzando della diavolina. Le fiamme non hanno preso vigore e il tentativo è sostanzialmente fallito. Danni limitati alla porta dell'abitazione. La procura di Ivrea ha aperto un fascicolo per incendio doloso ma il sospetto è che si tratti di un attentato mafioso, molto simile a quello dell'anno scorso a San Giusto Canavese, ai danni della villa confiscata al narcotrafficante Nicola Assisi. Nella villetta di via Trento da pochi mesi sono in corso dei lavori di ristrutturazione dal momento che il Comune ha deciso di trasformare quell'immobile in una comunità per disabili.
Accertamenti in corso da parte dei carabinieri della compagnia di Chivasso. «Un nuovo probabile atto intimidatorio, perché il riutilizzo sociale dei beni dà fastidio. Al nord come al sud - commenta Libera Piemonte attraverso il proprio profilo social - è necessario reagire per contrastare la presenza massiccia delle mafie nel nostro territorio. Dobbiamo farlo, insieme».








