VALPERGA - Campanile crollato: la parrocchia lancia un appello

«La situazione è più grave del previsto». Don Martino Botero, parroco di Valperga, è stato sincero, nei giorni scorsi, con i suoi parrocchiani. E ha ragione: perché il fulmine che lo scorso nove ottobre ha abbattuto gran parte del campanile della vecchia chiesa sconsacrata di Sant’Antonio Abate, ha portato alla luce anche una serie di criticità della chiesa stessa. Servono lavori urgenti per stabilizzare l’intera struttura e la sovrintendenza regionale ai beni architettonici, nonostante la chiesa sia inutilizzata già da decenni, ha deciso che non ci sono ragioni per abbatterla. «Va salvaguardata» hanno detto i tecnici al parroco di Valperga, senza rendersi conto che, però, servono ingenti somme che la chiesa, al momento, proprio non ha.

Secondo alcune stime, ancora da confermare, servono quasi 180 mila euro per salvare il campanile diroccato e la vecchia cappella, un tempo utilizzata dagli abitanti di Gallenca per le celebrazioni funebri. «Quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto – dice il sindaco Gabriele Francisca – i lavori di messa in sicurezza sono stati eseguiti a tempo di record attingendo dal fondo di riserva. Di più non possiamo fare anche perché l’edificio è una proprietà privata». Da qui la decisione del parroco di lanciare un appello a tutta la comunità valperghese. Servirà davvero una mobilitazione popolare per raggiungere la cifra necessaria a mettere in sicurezza chiesa e campanile. Senza lavoro di ripristino, tra l’altro, sarà impossibile per le tre famiglie evacuate la notte del crollo, rientrare nelle rispettive abitazioni.

«Il progetto sarà sicuramente portato avanti dalla nostra parrocchia – ha assicurato don Martino – ma per i lavori serviranno degli aiuti perché le cifre non sono sostenibili». L’appello è destinato a tutta la comunità cattolica ma anche ad imprenditori, associazioni e privati del territorio. Purtroppo il mancato utilizzo dell’edificio, che dura ormai da decenni, ha pregiudicato la stabilità di chiesa e campanile: la mancata manutenzione ha fatto il resto. Per questo, ora, il conto è salatissimo. La sovrintendenza regionale è stata categorica: «Nulla dovrà essere abbattuto». 

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