TORINO - Dalla mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare personale nei confronti di 7 persone (3 in carcere e 4 agli arresti domiciliari), gravemente indiziate della commissione di una pluralità di reati, tra cui l’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la truffa aggravata in danno dello Stato, la falsità ideologica e la sostituzione di persona, nonché al sequestro preventivo, disposto dalla medesima Autorità giudiziaria, dei profitti illeciti conseguiti dagli indagati, pari a circa 150 mila euro.
La banda attivava rapporti di lavoro simulati e finti contratti di locazione immobiliare per truffare Inps e Agenzia delle entrate, a beneficio di una moltitudine di soggetti extracomunitari. In particolare è emerso come i componenti della banda avrebbero avuto la gestione diretta di due Centri di Assistenza Fiscale a Torino, con uffici realmente operanti, i quali in ipotesi di accusa avrebbero costituito i veri e propri punti di riferimento della presunta attività illecita, ben noti nell’ambito delle comunità cui essi si rivolgevano: principalmente quella di etnia egiziana, ma anche senegalese, pakistana e nepalese.
In questo modo era possibile ottenere la documentazione necessaria per ottenere il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno per l’ingresso o la permanenza in Italia degli extracomunitari nonché per captare benefici economici riconosciuti dallo Stato, sotto forma di reddito di cittadinanza, indennità di maternità, bonus baby sitter, bonus fiscali, bonus e sostegni al reddito e rimborsi Irpef. L’organizzazione si sarebbe, peraltro, avvalsa della collaborazione e dei servizi professionali di altre persone, anche di nazionalità italiana.
Parallelamente, gli indagati avrebbero gestito un articolato complesso di società fantasma (attive soprattutto in Piemonte), attraverso cui costituire finte posizioni lavorative di braccianti agricoli o collaboratori familiari. In proposito, sono state individuate 65 false posizioni lavorative e oltre 600 certificazioni uniche non veritiere, per un ammontare certificato di oltre 6,5 milioni di euro. Le assunzioni fittizie avrebbero, inoltre, generato, negli anni, debiti nei confronti dell'Inps per un totale di circa 350 mila euro, dovuti al mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.








