
Il fatto non sussite: assolto con formula piena. Questo è quanto hanno deciso i giudici della Corte d'Appello di Torino nei confronti di un 55enne di Strambino. L'uomo, nel luglio 2017, subì una condanna pesante: una pena di otto anni e nove mesi, ma l'accusa più devastante fu l'incubo di essere classificato come il mostro capace di stuprare la figlia di soli 6 anni. Un uomo che continuava a proclamarsi innocente, benchè durante il processo sia stato accusato pesantemente.
Le violenze su Chiara (nome di fantasia) sarebbero cominciate nel 2003, quando la bambina aveva solo 6 anni. La procura di Ivrea accusò il 55enne di averla violentata e obbligata a giochi sessuali, un'esperienza tanto traumatica da rimanere sepolta nella testa di Chiara fino al 2011. Il trauma, secondo l'accusa, sarebbe riemerso quando la ragazzina, ormai adolescente, è stata affidata ad una comunità; nella struttura si è aperta a confidenze in merito ai possibili abusi sessuali subiti dal padre.
La testimonianza di Chiara non ha mai convinto i legali del 55enne per le troppe lacune e contraddittorietà, sopratutto perchè tutto si basava sulle sole parole della ragazzina. A questo proposito, gli avvocati difensori hanno sollevato dubbi sulle facoltà della bambina di rendere testimonianza, anche se in primo grado sia l'accusa che i giudici non hanno avuto titubanze. I giudici della corte d'Appello di Torino, invece, hanno ribaltato la sentenza, con l'assoluzione perché "il fatto non sussiste". I magistrati torinesi, che hanno accolto la tesi della difesa, si sono riservati 90 giorni per pubblicare le motivazioni che li hanno portati a tale decisione. (F.b.)








