
RIVAROLO CANAVESE - Rimase lettera morta lo scritto di una Oss che segnalò, nel 2014, la costante presenza di una pistola carica e pronta a far fuoco nella casa di Renzo Tarabella, in corso Italia a Rivarolo. Sette anni dopo, quasi sicuramente con la stessa pistola, l'uomo sparò ripetutamente nell'alloggio di casa, uccidendo i famigliari e i vicini: la moglie Maria Grazia Valovatto, il figlio Wilson e i vicini di casa Osvaldo Dighera e Liliana Heidempergher.
Quella lettera (lontana nel tempo ma indicativa della situazione di famiglia, tanto che la Oss non andò più a lavorare in quella casa) è agli atti della procura di Ivrea ora che il pensionato è ormai prossimo al processo. Il 17 marzo comparirà in tribunale per l'udienza preliminare. Dovrà rispondere di omicidio pluriaggravato: accusa che potrebbe portarlo a un giudizio in Corte d'assise.
L'arma usata per il delitto era stata regolarmente registrata ma il porto d'armi del pensionato era scaduto nel 2016. Tarabella non aveva più chiesto il rinnovo, né presentato il necessario certificato di idoneità psicofisica. Francesca Dighera, figlia dei vicini di casa, si costituirà parte civile nel processo. I legali, alla luce di quanto la procura ha già scoperto, continuano a chiedersi se la tragedia non potesse essere evitata.








