
RIVAROLO CANAVESE - Un biglietto scritto di suo pugno, forse appena dopo la strage, da Renzo Tarabella (nella foto), il pensionato di 83 anni che sabato sera ha ucciso quattro persone, è l'unico elemento che, in queste ore, è emerso dall'alloggio di corso Italia dove si è consumata la strage. E' un biglietto scritto d'impulso nel quale l'assassino si giustifica e spiega il suo gesto con il rancore covato nei confronti della famiglia Dighera.
Rancore provocato da parole non gradite che i proprietari dell'alloggio avrebbero rivolto all'indirizzo del figlio disabile di Tarabella, il 51enne Wilson. E' un movente che, però, non sta in piedi. Carabinieri e procura stanno indagando sul contenuto di quel messaggio, ritrovato sul tavolo della cucina, che, in realtà, confermerebbe solo un grosso disagio del pensionato. Quando Tarabella scrive di "parole contro il figlio", probabilmente, mette nero su bianco un rancore covato per mesi nei confronti della famiglia Dighera: Osvaldo e Liliana erano felici, nonni da poco, gioiosi nel rapporto con la figlia e la nipotina, ben voluti da tutti.
Per contro Tarabella si è trovato a «confrontare» la loro esistenza con quella della sua famiglia, difficoltosa e a tratti complessa da sopportare, gravata dalla gestione non semplice del figlio disabile. I Dighera lo hanno aiutato mille volte con Wilson e forse, ultimamente, dovendo accudire la nipotina, avevano necessariamente ridotto la loro presenza da Tarabella. Il pensionato l'ha visto come un affronto personale. Quel sentimento di rancore, poi trasformatosi in odio, potrebbe aver fatto la differenza. Così ha prima sfogato la sua rabbia contro la famiglia (moglie e figlio), poi contro i padroni di casa. Fino a spararsi. Ora è al Giovanni Bosco piantonato. E' intubato. Dovrebbe sopravvivere.












