
SCARMAGNO - Lunedi scorso penultima udienza nel processo sull'esplosione dell'azienda chimica Darkem di Scarmagno, avvenuta la notte del 30 maggio 2016. Esplosione che aveva portato al ferimento di sette vigili del fuoco, tre poliziotti e due carabinieri che erano intervenuti sul posto. Insieme a loro anche un residente delle case vicine. Si è ormai agli sgoccioli del procedimento penale di primo grado che mira a fare luce sulle cause dell'esplosione.
Davanti al giudice Antonella Pelliccia del tribunale di Ivrea, si è tenuta una delle ultime udienze nei confronti di Davide e Giuseppe D'Arco, 36 e 48 anni, residenti a Romano Canavese, difesi dall'avvocato Stefano Rossi e accusati dei reati di incendio colposo, danneggiamento e lesioni colpose. Il consulente tecnico dell’accusa ha fatto presente che le ipotesi attendibili sulla causa dell'esplosione potrebbero essere due: un cortocircuito elettrico (che, secondo il perito, sarebbe una possibilità remota) e la compresenza nello stesso luogo di sostanze chimiche che si potevano innescare, alcune delle quali anche a contatto con l'acqua. Il giorno del disastro, infatti, stava piovendo. Escluso un atto doloso. Per il perito della difesa, invece, le schede dei prodotti contenevano dati troppo tecnici per i due imputati che avevano un ruolo marginale nella gestione dell'azienda e che quindi non avrebbero responsabilità nell'accaduto.
La fabbrica, quella notte, venne sventrata dall'esplosione e l'onda d'urto colpì tutti gli edifici in un raggio di un chilometro. I detriti finirono a centinaia di metri di distanza. Molti dei composti trattati dall'azienda, utilizzati per produrre polvere da sparo, erano altamente esplosivi. Al termine dell'udienza di lunedì, il giudice ha deciso di rinviare la discussione finale e la sentenza al 23 novembre.








