
C’è uno spiraglio per evitare ai 167 dipendenti della «Telis» il licenziamento immediato. Mercoledì, a Roma, al Ministero dello sviluppo economico, nel corso di un tesissimo incontro con sindacati e curatela fallimentare dell’azienda, è stato messo per la prima volta a verbale che «esistono i presupposti per congelare i licenziamenti e accedere alla cassa integrazione per almeno un anno». L’accesso all’ammortizzatore sociale che, se non altro, eviterebbe ai 167 dipendenti dello stabilimento canavesano, di finire immediatamente in mezzo a una strada.
«Ci auguriamo fortemente di trovare una convergenza per evitare i licenziamenti in tronco – commenta Fabrizio Bellino della Fiom-Cgil – il fatto che alcune attività dell’azienda, prevalentemente nel sud Italia, possano interessare ad eventuali acquirenti, aprirebbe la porta alla cassa integrazione per tutti i lavoratori Telis. Questo ci darebbe almeno un anno di tempo per avviare corsi di riqualificazione professionale, a cura della Regione, ed eventuali ricollocazioni». La strada, ovviamente, è tutta in salita. Anche perché il tempo stringe. Il quattro agosto sarà probabilmente convocato un altro incontro a Roma dopo che, il giorno prima, sindacati e curatore fallimentare cercheranno di trovare una quadra per evitare il licenziamento collettivo.
Intanto i lavoratori mantengono dal 6 luglio (giorno del fallimento dell’azienda) il presidio permanente davanti al capannone di Strambino che ha ospitato provvisoriamente l’attività dopo il rogo di Scarmagno, nell’ex comprensorio Olivetti.








