
L'altra mattina al tribunale d’Ivrea sono iniziati gli interrogatori di garanzia degli indagati per lo scandalo dei funerali che ha coinvolto decine di agenzie di pompe funebri e alcuni dipendenti dell'Asl To4 in servizio negli obitori degli ospedali di Cuorgnè e Ivrea. Tra gli imprenditori indagati anche Giuseppe Pavese, residente a Forno Canavese, titolare dell'omonima agenzia di pompe funebri, finito agli arresti domiciliari. Nel corso dell'interrogatorio ha risposto alle domande degli inquirenti. «Il mio cliente ha respinto ogni accusa che gli viene mossa – conferma l’avvocato Francesco Bosco di Torino – ha confermato di aver elargito un prestito all’operatore della camera mortuaria. Prestito, tra l’altro, di piccola entità, non certo finalizzato ad ottenere dei favori in ambito lavorativo».
Il legale di Pavese ha chiesto l’immediata revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari. «Ci sono video e intercettazioni telefoniche che sono alla base di questa inchiesta – prosegue l’avvocato – ma non ci sono riferimenti diretti a questa o a quella agenzia di pompe funebri. Nemmeno nel caso che riguarda il mio cliente». L’avvocato Bosco, infatti, fa riferimento al presunto suggerimento dell’operatore dell’Asl a una donna che ha appena perso un congiunto. In quel caso, da quanto emerge dalle intercettazioni ambientali, l’operatore segnala l’agenzia di Pavese senza però obbligare la sua interlocutrice a rivolgersi necessariamente a quell’azienda.
Nell'ambito dell'inchiesta della procura d'Ivrea, condotta dai militari della guardia di finanza eporediese, va precisato che non sono mosse accuse all'azienda Brunetto. Quest'ultima è stata solamente intercettata telefonicamente durante il contatto con gli obitori dei nosocomi di Ivrea, di Cuorgnè e dell’istituto di medicina legale di Strambino. Normali contatti telefonici per poter svolgere alcune tra le mansioni specifiche dell'azienda, quali la consegna del feretro e degli indumenti forniti dalla famiglia per la vestizione del defunto.








