SAN CARLO CANAVESE - La lite tra prostitute finisce a bastonate: 30enne condannata per tentato omicidio

SAN CARLO CANAVESE - La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per una donna 31enne originaria della Nigeria finita a processo per tentato omicidio e lesioni aggravate. I fatti risalgono al novembre 2014, frutto di una violenta lite tra prostitute avvenuta a San Carlo Canavese. La Corte di appello di Torino aveva confermato la sentenza emessa il 19 dicembre 2016 dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Ivrea che aveva condannato in primo grado, col rito abbreviato, la 31enne. 

Secondo la ricostruzione della procura, la donna, insieme ad altre due cittadine nigeriane non identificate, aveva tentato di uccidere una prostituta colpendola al capo con un bastone e una bottiglia rotta, provocandole un trauma cranico con contusione cerebrale, fratture facciali e la perdita della vista dall'occhio destro. Poi, con gli stessi strumenti, aveva colpito una seconda prostituta, provocandole lesioni personali lievi. 

I giudici della Corte Suprema hanno confermato la condanna respingendo il ricorso dell'imputata. Già nei primi due gradi di giudizio, le sentenze non avevano ritenuto possibile la legittima difesa: «L'uso di un bastone nei confronti di soggetti disarmati esclude ogni necessità e proporzionalità della difesa rispetto alla presunta offesa - scrivono i giudici riportando la sentenza d'Appello - l'imputata si era poi volontariamente messa nella situazione di pericolo, tornando a  prostituirsi nel luogo da cui altre prostitute l'avevano pochi giorni prima  violentemente allontanata, così accettando il rischio di ritrovarsi faccia a faccia con le sue avversarie».

Di più: «La detenzione del bastone, procurato in anticipo come ammesso dalla stessa imputata nelle conversazioni captate, rivelava, infine, la sua intenzione di  prepararsi a sfidare le future rivali. L'impiego di un'arma offensiva, la violenza dei colpi sferrati su parti vitali, le lesioni subite dalla vittima, connotavano l'idoneità dei colpi ad infliggere lesioni letali, delineando senza incertezza il dolo d'omicidio». E nella ricostruzione dei fatti in tribunale, «risulta che l'imputata, invece di allontanarsi al sopraggiungere delle persone offese, si era accanita nei loro confronti, insieme alle sue due compagne, colpendole ripetutamente con il bastone e il collo di una bottiglia».