
SAN BENIGNO CANAVESE - Una cinquantenne residente a San Benigno Canavese è stata denunciata dai carabinieri del nucleo radiomobile di Venaria per furto, ricettazione e circonvenzione di incapace. Reati dei quali dovrà rispondere, a vario titolo, anche uno dei figli. Le indagini riguardano una operatrice socio sanitaria che la protezione civile aveva assunto per fornire assistenza agli anziani delle case di riposo nel bel mezzo dell'emergenza covid. Un ruolo estremamente delicato in virtù anche delle forti ripercussioni che il coronavirus ha avuto nelle case di riposo di tutto il Piemonte.
La donna, che era già stata allontanata da una casa famiglia della zona di Chieri dove era stata sorpresa a rubare, si è trovata a lavorare in una Rsa vicino a Ciriè. Peccato che non abbia perso il vizio di arrotondare lo stipendio con i furti. I sospetti sul suo conto sono iniziati qualche settimana fa quando il parente di un pensionato ultraottantenne si è accorto che al nonnino mancavano alcune magliette, degli orologi e la tessera del bancomat. I sospetti dell'uomo erano veritieri. Presentata denuncia ai carabinieri è bastato un controllo nell'abitazione della donna, a San Benigno Canavese, per recuperare parte della refurtiva.
A casa di uno dei figli i militari dell'Arma hanno recuperato anche il bancomat rubato al nonnino. La donna aveva già effettuato prelievi per 1500 euro. Oltre alla denuncia da parte dei carabinieri, la 50enne di San Benigno ha anche incassato il licenziamento da parte della protezione civile. Se la dovrà vedere in tribunale e per giunta senza lavoro.








