
SAN BENIGNO CANAVESE - Stretto nella morsa degli usurai, denuncia tutto ai carabinieri poi si toglie la vita. Era l'agosto di quattro anni fa. Le indagini dei militari dell'Arma hanno portato a processo due persone, un 47enne e un 53enne, rispettivamente condannati in primo grado a otto anni e quattro mesi e a tre anni e quattro mesi di reclusione. La sentenza è stata pronunciata ieri dal tribunale di Ivrea.
L'imprenditore di San Benigno Canavese gestiva un'azienda del settore autotrasporti. Finì in crisi e fu costretto a rivolgersi agli strozzini per cercare di tirare avanti. Solo che i prestiti di denaro comportarono tassi d'interesse insostenibili. Gli usurai, dopo il suicidio dell'uomo, non si arresero e finirono anche per chiedere i soldi al figlio.
Secondo le indagini dei carabinieri quei soldi servivano per finanziare un giro di droga che veniva regolarmente spacciata nella zona di Settimo e Leini. Per questo ad uno dei due usurai la procura ha contestato anche lo spaccio e il possesso di stupefacenti oltre al porto abusivo di armi da fuoco. Il secondo, invece, era accusato di usura e porto d'armi. Le indagini sono state coordinate dall'ex procuratore capo Giuseppe Ferrando.
Altri quindici imputati coinvolti nello spaccio di droga e nella ricettazione di automobili sono finiti a processo: in nove si sono avvalsi del rito abbreviato e sono stati condannati a pene tra i due e i tre anni e mezzo. Tre imputati hanno patteggiato mentre altri tre sosterranno il processo con rito ordinario.








