
Affetta da una sindrome di demenza senile irreversibile, firma un testamento con il quale regala una villa da 300 mila euro alla direttrice della casa famiglia che la ospita. Poi regala altri 50 mila euro al fidanzato della donna e nomina erede universale il proprio medico di famiglia. C'era qualcosa di anomalo in quel testamento, tanto che la procura di Torino, con l’accusa di circonvenzione di incapace, ha rinviato a giudizio due persone. Giuseppina M., 66 anni, di San Benigno Canavese, titolare della casa di riposo, e Cristiana M., 52 anni, medico di famiglia. Un terzo medico, Claudio G., 61 anni, che lavora all'ospedale di Chivasso, è a processo per falsa certificazione. Secondo la procura ha rilasciato un falso certificato medico sostenendo che la donna, quando ha firmato il testamento, fosse in grado di intendere e volere.
Il ricovero nella casa famiglia, suggerito ai famigliari dal medico, risale ai primi mesi del 2010. L'anziana, allora ottantenne, è affetta da una sindrome di demenza senile irreversibile e non può restare in casa da sola. Secondo gli inquirenti, la circonvenzione sarebbe avvenuta nei mesi immediatamente successivi al ricovero, tanto che a luglio la donna firma il testamento ora oggetto del processo. I famigliari vogliono vederci chiaro e si rivolgono ai carabinieri. Ad agosto il carabinieri del Nas effettuano un sopralluogo all'interno della struttura (oggi chiusa) scoprendo tutta una serie di irregolarità. E' da quel momento che gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Enrica Gabetta, iniziano a scavare a fondo, occupandosi del caso dell'anziana raggirata. Il processo partirà a maggio.
«In realtà trattavasi di una Casa Famiglia - fanno sapere dalla casa di riposo di San Benigno, l'unica in attività e naturalmente estranea da questa vicenda - poche persone sapevano dell’esistenza di tale struttura che tra l’altro dopo le vicende descritte si è trasferita altrove».








