
Un anno e quattro mesi di carcere con la condizionale per circonvenzione d’incapace. E’ la condanna stabilita dal tribunale d’Ivrea a carico di una badante romena,Caterina Maates di 46 anni, che accudiva una donna di 86 anni residente a Favria. La badante, nel testamento, era riuscita a farsi assegnare la casa della nonnina. Assolto, invece, il marito coimputato, Mihai Maates, 52 anni. La coppia da diversi anni è residente a Rivarolo Canavese.
Ci sono voluti ben otto anni per giungere alla sentenza di primo grado. La vicenda oggetto del procedimento, infatti, risale al 2007. La badante, come lei stessa ha dichiarato, ha lavorato per cinque anni e mezzo a casa dell’anziana. I rapporti con la famiglia dell’assistita sarebbero stati ottimi, improntati alla massima stima e fiducia, come hanno raccontato i familiari della vittima. Fino a quando uno dei parenti della nonnina ha scoperto una fattura per una prestazione notarile. L’anziana, infatti, si era recata da un notaio per firmare un nuovo testamento.
“La zia non aveva nessuna ragione di firmare un nuovo testamento ma soprattutto non era in grado di intendere e volere” hanno raccontato i nipoti nelle diverse udienze del processo. Eppure quell’atto era piuttosto chiaro: lasciava, al momento della sua morte, la proprietà della casa alla Maates, con l’usufrutto della stessa a suo marito. I testimoni dell’accusa, poi, hanno anche riferito che per le firme del testamento, qualcuno ha “tenuto” la mano della zia. “Sarebbe stato quello l’unico modo per poter apporre una firma che lei, di suo pugno, non sarebbe stata in grado di fare”. Ad avvalorare questa tesi è stato dimostrato come l’anziana, all’epoca dei fatti, non fosse effettivamente nel pieno delle sue facoltà. In ogni caso tra pochi mesi il reato andrà in prescrizione. La condannata presenterà ricorso in appello.








