RIVAROLO - Presentato il nuovo libro di Giacomo Antoniono - FOTO
E' stato presentato in municipio a Rivarolo Canavese il libro «Dal villaggio al blasone» scritto da Giacomo Antoniono. La presentazione è avvenuta in una sala gremita di pubblico, alla presenza dei sindaci Alberto Rostagno (Rivarolo), Albana Bertodatto (Bairo), Lucina Grivon (Emarese), Stefano Filiberto (Feletto), degli assessori alla cultura del Comune di Rivarolo, Costanza Conta Canova, e del Comune di Emarese, Daniela Peaquin. Il volume è stato introdotto dalla presentazione del professor Giuseppe Poli, direttore dei corsi dell'Unitre Rivarolo-Favria-Feletto. Poi la professoressa Rosanna Tappero e l'autore del libro, Giacomo Antoniono, alternandosi nella spiegazione, hanno presentato la pubblicazione, che fa parte della collana editoriale Unitre, la quale ha riscosso grande successo fra i numerosi presenti.
 
Il libro ripercorre le vicende della famiglia Vagina di Bairo ad iniziare da Giovanni Vagina (1520–1592) che sposa Maria Stritta o Stria dei signori della Torre e di Bairo. Per giungere al 1782 quando Giuseppe Domenico acquista la baronia di Emarese, piccolo centro della Valle d’Aosta. La famiglia raggiunge il massimo splendore e ricchezza nel 1800, per poi iniziare il declino con il 5° barone nell'ultima parte del secolo XIX, quando sono costretti a vendere le filande ed a chiudere le numerose officine per la lavorazione del rame sparse fra il Canavese e la Valle d'Aosta ed alienare le vaste proprietà terriere che possedevano in particolare a Bairo e nei paesi limitrofi, sino alla vendita del palazzo di Bairo che era stato la loro residenza ed il simbolo della ricchezza sin da metà del secolo XVIII.
 
«Il lavoro di questa ricerca che mi ha portato alla stesura del libro prende le mosse dall'archivio famigliare, donato dall'attuale 8° barone Filiberto Domenico al Comune di Bairo e di cui è stato insignito della cittadinanza onoraria - spiega Antoniono - con questa pubblicazione, che si aggiunge ai già numerosi altri contributi che fanno parte del mondo culturale canavesano, ho voluto dare maggior spessore a questi nostri piccoli e remoti angoli del Canavese e della Valle d’Aosta».