
Mario Perri continua a professarsi innocente ma resterà in carcere. Questa mattina è stata notificata la decisione del tribunale del riesame, in qualche modo anticipata ieri dal procuratore capo d'Ivrea, Giuseppe Ferrando. Perri resta rinchiuso a Ivrea per l'omicidio di Pierpaolo Pomatto, il 66enne di Feletto. Il rivarolese di 55 anni è stato arrestato tre settimane fa. La versione fornita dalla difesa, che ha presentato l'istanza di scarcerazione la scorsa settimana, non ha convinto i giudici.
Le analisi dei tabulati telefonici da parte dei carabinieri sono risultate determinanti per arrivare all’arresto. Anche perché Perri era in possesso del telefono cellulare di Pomatto nelle ore immediatamente successive al delitto, avvenuto nella notte del 18 gennaio scorso a Vesignano. «Quel giorno avevo visto Pomatto – ha raccontato Perri quando è stato sentito dai carabinieri di Rivarolo come persona informata sui fatti - eravamo sulle nostre auto, ci siamo salutati, mi ha detto che andava a Ivrea». Versione che non coincide con i tabulati telefonici e con la testimonianza di alcune persone che avrebbero visto i due, insieme, poco prima dell’omicidio.
Entro la fine della settimana dovrebbero arrivare i responsi scientifici del Ris di Parma che ha analizzato le impronte trovate sull’auto di Pomatto e i vestiti sporchi (forse di sangue) recuperati a casa di Perri. Vestiti che lo stesso pregiudicato avrebbe tentato di lavare. Un errore, secondo gli investigatori, così come esser salito nell’auto della vittima subito dopo l’omicidio per lasciare la frazione Vesignano e tornare a casa.








