Ventotto anni di carcere. E’ la condanna che la corte d’appello di Torino ha confermato per Vincenzo Denaro, 65 anni, originario di Marsala, accusato dell’omicidio di Antonino Pisano, classe '63, residente a Rivarolo Canavese in via Oglianico. Pisano venne ammazzato con quattro colpi pistola calibro 7,63 il pomeriggio del 21 novembre 2012 davanti al civico 13 di via Ghedini a Torino. Denaro è stato incastrato in virtù delle informazioni rese dai testimoni, secondo i quali, quella sera, il Pisano era stato affrontato da un uomo di circa 50 anni, alto intorno a un metro e sessanta, di corporatura robusta, con capelli corti, mossi e di colore bianco, il quale, dopo aver esploso almeno sei colpi d’arma da fuoco, si era allontanato a piedi, raggiungendo via Maddalene ed incamminandosi in direzione di via Bologna.
Incerto, ancora oggi, il movente. Anche se nelle motivazioni della sentenza, pronunciata dai giudici della prima Corte d’Assise, si legge che «è da ricercarsi nel mondo degli stupefacenti in cui vittima e omicida erano inseriti a non basso livello».
Antonino Pisano aveva precedenti penali riguardanti il traffico di sostanze stupefacenti. Originario del Catanese, era sopravvissuto alla guerra tra il clan siciliani e le cosche della ‘ndrangheta. Ha trascorso un terzo della vita dietro le sbarre per aver organizzato traffici internazionali di droga. Erano stati proprio gli agenti della squadra mobile di Torino ad arrestarlo nel 2000. A quell’epoca, Pisano era latitante da diversi mesi. Per sfuggire all’arresto (doveva scontare 13 anni per traffico di droga) aveva scelto di nascondersi a Malaga, in Spagna. Nel 2009 si era poi trasferito a Rivarolo, in regime di sorveglianza speciale dopo aver trascorso alcuni anni agli arresti domiciliari in una comunità di recupero di Agliè.








