“Adesso vi faccio vedere come muore un italiano”. A dieci anni dalla morte di Fabrizio Quattrocchi queste parole sono ancora indelebili nella mente di ognuno di noi. Il 14 aprile del 2004, il contractor genovese rapito dalle Falangi Verdi di Maometto, chiese ai suoi rapitori di scoprirgli il volto poco prima di essere giustiziato. Il suo coraggio emozionò il mondo.
Oggi l'associazione paracadutisti del Canavese, in collaborazione con l'associazione AreaCreativa42 ha inaugurato la prima mostra dedicata alla giovane guardia privata. “Fabrizio Quattrocchi. Medaglia d'oro al valore civile” è un percorso intimo e privato, che attraverso i riconoscimenti sportivi, le lettere ed i ricordi della famiglia cerca di raccontare la vita di Fabrizio.
“Era una persona generosa – ricorda la sorella Graziella, che insieme alla mamma ha partecipato al taglio del nastro – unica. Il mio ricordo più bello è la sua vicinanza il suo affetto, che mi aveva regalato fin da bambina”. Una dote rara in chi faceva il suo mestiere, spesso votato alla riservatezza assoluta. “Il ricordo di Fabrizio – spiega Maurizio Agliana, rapito insieme a Fabrizio e rilasciato 58 giorni dopo l'esecuzione – è la sua disponibilità verso gli altri, era serio ma allo stesso tempo scherzoso”. La lettera più bella esposta in mostra è quella inviata da un giovane papà che ha voluto allegare un tema del figlio 12, che dovendo scrivere un tema ha scelto di parlare di Fabrizio perchè da grande avrebbe voluto essere come lui.













