
Il servizio è stato soppresso ma gli uffici sono ancora off-limits, sigillati anche per i cantonieri del Comune. Ennesimo pasticcio della burocrazia, a Rivarolo Canavese, dove, da quasi un anno, l’amministrazione sta tentando di tornare in possesso degli uffici del giudice di pace, nel parco del castello Malgrà. Il Ministero della giustizia ha fatto sapere al Comune che, al momento, non ci sono risorse per completare il trasloco. Il giudice di pace è stato «tagliato» per contenere le spese ma nessuno, adesso, ha i soldi per portare via dalle aule i mobili e, soprattutto, le migliaia di faldoni in archivio, accatastati in diverse stanze dell’edificio.
«Il servizio non esiste più e, come logico, non viene più corrisposto nemmeno l’affitto – dice il sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno – allo stato attuale, però, i locali non sono ancora nella disponibilità dell’ente. Abbiamo spedito un sollecito non più tardi di quindici giorni fa». La risposta del Ministero, però, è ormai la stessa da mesi. Fino a quando non ci saranno le risorse, gli uffici del Malgrà resteranno occupati. Con buona pace dell’amministrazione comunale che, per il riutilizzo di quei locali (oltretutto in una posizione di pregio) stava già studiando diverse opzioni. «Ci sono varie possibilità – ammette il primo cittadino – dalla creazione di una casa per le associazioni di volontariato allo spostamento del comando della polizia municipale che, oggi, si trova lontano dal centro. Per il momento siamo costretti a temporeggiare».
Il problema è che, allo stato attuale, non ci sono certezze: il Ministero non è stato in grado di fare una previsione sui tempi del trasloco. C’è il rischio che la sede del parco Malgrà, dove passavano al vaglio del giudice almeno 500 cause all’anno, resti sbarrata ancora per parecchio tempo. «Di recente ai Comuni è stata data la possibilità di riottenere il servizio – afferma Rostagno – ma da Roma sono stati chiari: i costi sarebbero stati interamente a carico delle amministrazioni locali. Abbiamo ovviamente rinunciato». Per mantenere gli uffici aperti sarebbero serviti circa 150 mila euro all’anno: troppi, anche se divisi con altri Comuni della zona.
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