RIVAROLO CANAVESE - Giovani vandali armati di bombolette spray: «Cari ragazzi annoiati non siete ribelli, ma solo piccoli»

RIVAROLO CANAVESE - Più che opere che strizzano l'occhio alla street-art si tratta di scritte, a volte poco comprensibili, e scarabocchi realizzati da giovani un po' annoiati con vernice e bombolette spray. A farne le spese sono insegne, muri di case, pareti, cartelli stradali e persino specchi parabolici. Succede a Rivarolo Canavese, dove non mancano gli esempi di vandalismo sfuggiti di mano.

Proprio agli autori di questi blitz si è rivolta in queste ore l'assessore, Alessia Cuffia: «Cari “Ragazzini annoiati” di Rivarolo Canavese, Vesignano, Torino o Roma che sia. Questa volta mi rivolgo direttamente a voi. A voi che vi credete furbi scarabocchiando muri, cartelli stradali, specchi e insegne. A voi che vi credete ribelli con una bomboletta in mano, convinti di lasciare il segno. Vi svelo una piccola quanto semplice verità: non siete ribelli, siete solo piccoli. Piccoli perché non vi accorgete che, mentre siete impegnati a rovinare i beni pubblici, a due metri di distanza c’è un bel cartello che segnala la presenza delle telecamere di videosorveglianza. Piccoli perché pensate di farvi grandi distruggendo ciò che appartiene a tutti, quando in realtà non fate altro che impoverire la vostra stessa città. Forse non vi è chiaro un punto: ogni volta che rovinate un cartello, imbrattate uno specchio o scrivete il vostro “Nome d’arte” su un muro, qualcuno deve ripulire, sostituire, riparare. E sapete chi paga? Non il sindaco, non l’assessore, non il consigliere. Pagano i cittadini. Pagano le vostre mamme, i vostri papà, i vostri nonni e le vostre zie. E lo fanno con quegli stessi soldi che potrebbero essere investiti per acquistare nuove altalene nei parchi, per sistemare i campetti da calcio, per organizzare eventi cui potreste partecipare anche voi. È davvero questo che volete? Rubare opportunità a voi stessi ed ai vostri coetanei? No, io non credo sia quello che volete davvero. Io credo che semplicemente non vi siate mai soffermati a pensare a queste cose».

«Quando ero bambina io, il tempo si passava al campetto, all’oratorio, o a inventarsi giochi con niente. La voglia di trasgredire c’era anche allora, ma non passava mai dal distruggere ciò che era di tutti. Oggi, invece, sembra quasi che per qualcuno il massimo del divertimento sia scarabocchiare uno specchio stradale - aggiunge Alessia Cuffia - Ma questa non è ribellione. Questo non è coraggio. State dimostrando di non avere rispetto né per voi stessi né per la vostra città. Domani riaprono le scuole. E vi dico una cosa: sono felice che lì non possiate usare il cellulare. Perché il cellulare, anziché darvi più stimoli, vi sta portando ad annoiarvi sempre di più, a restringere i vostri cervelli e a spegnere la vostra fantasia. Forse vi farebbe bene riscoprire un po’ di tempo “Senza schermo”, reimparare a stare con gli altri, ad avere passioni vere, anziché riempire i vuoti distruggendo quello che è di tutti. Mi auguro possiate dedicare le vostre energie allo studio, allo sport, alla musica, alla politica, al volontariato o a qualsiasi cosa vi faccia crescere. Perché imbrattare e distruggere non vi rende grandi: vi rende solo più poveri. Dentro e fuori».

«Non vi parlo solo da amministratore, ma anche da mamma. Se un giorno mio figlio si azzardasse a fare una cosa del genere, lo prenderei e lo rinchiuderei in casa per un bel po’. Non per cattiveria, ma perché è nostro dovere educare, correggere, insegnare che la libertà senza responsabilità è solo egoismo. Noi adulti abbiamo il dovere di pretendere rispetto e di spiegarvi che la vera libertà sta nel costruire, non nel rovinare. Mi auguro che le telecamere abbiano ripreso bene le vostre bravate e che possiate rendervi conto, davanti alle vostre famiglie ed alla comunità, della pochezza dei vostri gesti - conclude l'assessore rivarolese - Perché certe lezioni, purtroppo, si imparano solo sulla propria pelle. Vi scrivo con rabbia, con delusione, ma anche con una speranza: che almeno qualcuno di voi capisca che il futuro non si costruisce con una bomboletta, ma con il rispetto e con la responsabilità».