RIVAROLO CANAVESE - Morì annegato nel sottopasso: il dramma di quella notte nelle parole del papà

IVREA - Si è aperto questa mattina nell'aula magna del liceo Gramsci di Ivrea il processo per la morte di Guido Zabena, l'operaio di Favria che la notte del 3 luglio 2018 morì annegato nel sottopasso tra Feletto e Rivarolo. In aula è stato sentito il papà della vittima, Pietro Zabena, 81 anni, che  ha ricostruito i drammatici momenti di quella notte. 

«Mi ha telefonato per dirmi che era rimasto bloccato nel sottopasso - ha raccontato al giudice - gli ho detto di farsi coraggio e di chiamare il 112. Poi sono uscito di casa e con l'auto sono andato a Rivarolo. Prima sono passato dai carabinieri e li ho avvertiti di quanto era succeso. Poi ho proseguito verso Feletto ma quando sono arrivato era ormai tardi. Quando ho visto due vigili del fuoco in piedi sopra la macchina mi sono rassegnato».

Guido Zabena stava tornando a casa dopo il turno di notte alla Dayco di Ivrea e aveva appena accompagnato a casa una collega di Feletto quando, con la Fiat Punto del padre, imboccò il sottopasso allagato. Non riuscì ad uscire dall'abitacolo e morì annegato come, in aula, ha confermato il medico legale dell'Asl To4 intervenuto quella notte.

Nel corso della prima udienza sono stati ascoltati altri tre testimoni: il caposquadra dei vigili del fuoco di Ivrea che operò per recuperare l'auto, la collega di Zabena e il luogotenente dei carabinieri Ignazio Mammino, all'epoca dei fatti comandante della stazione di Rivarolo dell'Arma. Il processo riprenderà il 14 dicembre.