
RIVAROLO - Il piccolo imprenditore locale sconfigge il colosso bancario in giudizio, ma il successo nella battaglia a colpi di carte bollate gli costa, letteralmente, «caro». E’ quanto avvenuto a Diego Salato, titolare di una società con sede a Rivarolo Canavese. La prima sezione civile del Tribunale di Torino, nella persona del giudice, dottoressa Gabriella Ratti, gli ha dato ragione nella causa contro Unicredit condannato per «anatocismo» (somme indebitamente versate all’istituto di credito). In particolare si legge nella sentenza, il Tribunale torinese «Condanna Unicredit spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, a pagare a www.salato.it sas, in persona del legale rappresentante pro tempore, la somma di euro 4.981,05, oltre interessi legali dalla data della domanda al saldo; Condanna Unicredit spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, a rimborsare a www.salato.it sas, in persona del legale rappresentante pro tempore, le spese del giudizio, che liquida in euro 3.900,00, oltre iva e cpa come per legge e rimborso forfettario nella misura del 15%; Pone le spese di Ctu, come già liquidate, a carico di entrambe le parti nella misura della metà per ciascuna parte».
La Legge è uguale per tutti e Diego Salato con tenacia e determinazione l'ha dimostrato. Tuttavia, per lui e la sua piccola impresa, nata nel maggio 2000 come società individuale per consulenze informatiche a 360° sul territorio del Canavese, trasformata in sas e attualmente sviluppata consolidando le proprie basi sul mercato dell'informatica locale fino a spingere il raggio d'azione del proprio business dalla Val d'Aosta alla città di Torino e prima cintura, è una «vittoria di Pirro». Ossia una battaglia legale vinta a un prezzo troppo alto per il vincitore, poiché la giustizia italiana ha i suoi tempi e, soprattutto, i suoi costi, come sottolinea Salato: «Il giudice mi ha dato ragione, ma resta un po' di amaro in bocca. Sono passati di fatto 7 anni dalla prima perizia asseverata e la causa è iniziata nel 2018 e alla conclusione di questo lungo percorso i conti “non tornano”. C’è la grande soddisfazione personale di aver dimostrato, anche senza poter contare sul nutrito pool di avvocati schierato in aula dalla banca, di essere dalla parte del giusto e della ragione e di aver pagato di più di quanto dovuto per legge. Tuttavia, il rimborso è pari alla metà di quanto ho avuto di sole spese legali e naturalmente ho perso tutti gli interessi pagati illegalmente. Dalla Banca ho avuto un rimborso di circa 9600 euro, ma tra avvocati, assicurazione, costo della perizia di parte il mio saldo finale è in rosso di 4249 euro. Diciamo che purtroppo ho scoperto sulla mia pelle che la giustizia italiana è molto cara».












