20 indagati, 460 assegni falsi recuperati, 234 truffe accertate. Vanno a processo diciannove dei ventuno personaggi arrestati l'anno scorso dai carabinieri di Rivarolo, nell'ambito di una vasta operazione partita in Canavese ed estesa a tutto il territorio nazionale. Già, perchè la holding delle truffe ormai raggirava "clienti" in tutta Italia. Secondo le indagini la banda avrebbe spacciato almeno 460 assegni fasulli. Crescendo di tono. Dal Canavese a tutto il nord Italia. Prima acquistando solo generi alimentari (compresi centinaia di chili di Parmigiano), poi passando ai biglietti ferroviari, ai gioielli e alle auto di lusso.
Due dei 20 indagati hanno già patteggiato: Antonino Sardella, 39 anni, di Castellamonte (recentemente arrestato in Spagna dove era scappato), è stato condannato a un anno e 6 mesi. Andrea Grosso, 42 anni, sempre di Castellamonte, è stato condannato ad un anno e 11 mesi. A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti coordinati dalla procura d'Ivrea, ci sono Ippolito Mesoraca, 63 anni, e Barbara Bevilacqua, 48, oggi residenti a Rivara. Quando si sono accorti che il sistema degli assegni fasulli funzionava, hanno coinvolto nel "giro" altri parenti e amici.
Modus operandi sempre lo stesso. Acquisti con assegni scoperti o fasulli, effettuati sempre il venerdì sera. Quando la vittima, il lunedì dopo, andava a incassare il denaro, scopriva in banca l’avvenuta truffa. Troppo tardi. Ovviamente, gli autori, quasi sempre agivano fornendo generalità incomplete, in modo tale da sfuggire ai controlli successivi. I carabinieri hanno individuato almeno 24 conti correnti intestati a “teste di legno”. Solo in questo modo i truffatori riuscivano a ottenere dalle banche i carnet di assegni utili per portare a termine i raggiri.








