
Ieri mattina al tribunale di Ivrea sono arrivate le prime condanne dell'operazione «Supercar», portata avanti dalla procura contro una banda di truffatori. Sono i cinque dei 19 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Gianluca Abate, 28 anni di Rossano Calabro, è stato condannato a tre anni e dieci mesi di reclusione; Bruno Antonucci, 52 anni, di Pont Canavese (4 anni e 6 mesi), Cosimo Bevilacqua, 46 anni, di Marina di Gioiosa Jonica (3 anni e 4 mesi), Domenico Vironda, 44 anni, di Rivarolo (3 anni e 4 mesi), Massimo Giolitto Deina, 43 anni, di Rivarolo (1 anno e 4 mesi). Per tutti gli altri il processo partità il 24 maggio.
L'operazione, che si è conclusa nel 2013, è stata coordinata dai carabinieri di Rivarolo Canavese e si è estesa a tutto il territorio nazionale. Un sistema, quello delle truffe, talmente collaudato da fruttare, secondo la stima dei carabinieri, 3 milioni di euro. Sono 134 le parti civili dal momento che la “holding delle truffe” raggirava clienti in tutta Italia. Prima acquistando solo generi alimentari (compresi centinaia di chili di Parmigiano), poi passando ai biglietti ferroviari, ai gioielli e alle auto di lusso.
A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, c’erano Ippolito Mesoraca, 63 anni, e Barbara Bevilacqua, 48, oggi residenti a Rivara. Quando la famiglia Mesoraca, promotrice delle truffe, ha capito che il modello era più che redditizio, la banda si è allargata a parenti e amici. Una vera e propria holding, secondo le indagini dei carabinieri di Rivarolo, dove ognuno aveva un compito ben preciso. Modus operandi sempre lo stesso. Acquisti con assegni scoperti o fasulli, effettuati sempre il venerdì sera. Quando la vittima, il lunedì dopo, andava a incassare il denaro, scopriva in banca l’avvenuta truffa. Troppo tardi.








