
Sono contenute in 170 pagine le motivazioni della sentenza di primo grado sul processo per le morti d'amianto alla Olivetti di Ivrea. Il giudice monoratico Elena Stoppini le ha depositate questa mattina dopo che il 18 luglio scorso ha condannato tredici imputati, compresi i vertici dell'azienda. Tra questi Carlo De Benedetti, il fratello Franco e l'ex ministro Corrado Passera. Il processo «ha ampiamente dimostrato l'utilizzo di talco contaminato da tremolite sino al 1981», scrive il giudice, materiale che «non venne immediatamente sostituito, ma rimase in uso quanto meno sino alla primavera del 1986».
Gli operai morti per l'amianto potevano essere salvati? Secondo la sentenza la risposta è affermativa: «La tempestiva valutazione del rischio amianto e la conseguente adozione di idonee misure di prevenzione avrebbe eliminato o, per lo meno ridotto, l'esposizione delle persone offese alle fibre tossiche e conseguentemente impedito, o quanto meno ritardato, l'insorgenza delle patologie correlate all'asbesto». In questo contesto, secondo il giudice, sono evidenti anche le responsabilità dei manager dell'azienda. Per questo i De Benedetti sono stati entrambi condannati a cinque anni e due mesi.
«Risulta ampiamente provata l'effettiva titolarità in capo a Carlo De Benedetti, Franco Debenedetti e Corrado Passera - si legge in un passaggio delle motivazioni - della figura di datori di lavoro, titolari di pertinenti poteri e connesse responsabilità nella specifica materia in esame». Così come «è ampiamente provato l'omesso o negligente esercizio di tali poteri che, se correttamente dispiegati, avrebbero avuto effetto impeditivo degli eventi lesivi verificatisi».
L'indagine della procura di Ivrea, sostenuta dai pubblici ministeri Laura Longo e Francesca Traverso, risale al 2013 ed è partita dalle segnalazioni relative a una dozzina di decessi sospetti di ex operai dell'Olivetti avvenuti dopo il pensionamento. Le difese hanno già annunciato ricorso in appello contro le condanne.
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