
«Sono stupito e molto amareggiato per la decisione del Tribunale di Ivrea di accogliere le richieste manifestamente infondate dell'accusa. Sono stato condannato per reati che non ho commesso». E' il commento di Carlo De Benedetti, a caldo, subito dopo la sentenza del tribunale di Ivrea. Il giudice Elena Stoppini, in primo grado, lo ha condannato a cinque anni e due mesi di reclusione per omicidio colposo e lesioni nel processo a carico dei vertici Olivetti per le morti sospette di alcuni lavoratori negli stabilimenti di Ivrea e del Canavese. De Benedetti, anche tramite i propri legali, ha ribadito la sua «totale estraneità ad accuse infamanti e inconsistenti. Attendo di leggere le motivazioni di questa sentenza ingiusta, ma presenterò certamente impugnazione in Appello».
«Sono vicino alle famiglie dei lavoratori coinvolti, ma ribadisco ancora una volta che durante la mia gestione l'Olivetti ha sempre tenuto nella massima considerazione la salute e la sicurezza in ogni luogo di lavoro - ha aggiunto De Benedetti - i servizi interni preposti alla sicurezza e alla salute dei lavoratori e alla manutenzione degli stabili non mi hanno mai segnalato situazioni allarmanti o anche solamente anomale in quanto, come emerso in dibattimento, i ripetuti e costanti monitoraggi ambientali eseguiti in azienda hanno sempre riscontrato valori al di sotto delle soglie previste dalle normative all’epoca vigenti e in linea anche con quelle entrate in vigore successivamente».
D'altro avviso, invece, Laura Longo, un dei sostituti procuratori che ha coordinato l'accusa. «Il tribunale ha accolto l’impostazione delle indagini: è stata data giustizia alle vittime e alle famiglie. Qui stiamo parlando di morti che si potevano e dovevano evitare». Si avvicinano ai due milioni di euro, intanto, gli indennizzi a titolo provvisorio che dovranno essere versati dai condannati alle parti civili del processo.








